giovedì 30 luglio 2009

Insolito Fantastico: nasce una nuova rivista di FS...

L’editore Marco Solfanelli (che ricordo come organizzatore del Premio Tabula Fati), lancia un nuovo periodico per gli appassionati del genere fantastico, la cui direzione è stata affidata al Prof. Carlo Bordoni, autore di saggi sul genere e romanzi ucronici. Dichiara Solfanelli "...Si sentiva la mancanza di una rivista sul fantastico! Abbiamo una tradizione amplissima su questi temi, dalla fantascienza al noir, ma nessuna rivista specializzata che li raccolga tutti attorno al nucleo fondamentale della letteratura non-mimetica. IF intende colmare questa lacuna."
Benché datato settembre, il primo numero, che ha per tema robot e androidi, è già disponibile. Grande spazio sia alla narrativa che alla saggistica.
Si può richiedere una copia di IF all’indirizzo dell'editore: rivistaif@yahoo.it.
Il prezzo è 8 euro, l’abbonamento annuale a quattro numeri costa 30 euro. Qui l'elenco delle librerie ove sarà distribuita. Qui il blog della rivista.
IF sta per "Insolito Fantastico".
I migliori auguri di un decollo rapido e sicuro.

domenica 26 luglio 2009

NASF 5 - il bando...

Copio dal forum NASF testualmente:

Bando di concorso di www.assonuoviautori.org per racconti di fantascienza, quinta edizione, a cura di Carlo Trotta e Massimo Baglione.

X-Punk / OOPArt


La quinta edizione di Nuovi Autori Science Fiction, dopo varie discussioni sul nostro forum di sci-fi con molti autori delle edizioni precedenti (autori che ringraziamo per la partecipazione!), vede come tema la contrapposizione tra due generi letterari: X-Punk e OOPArt.

A proposito del genere OOPArt, Wikipedia dice: OOPArt è un termine che deriva dall'acronimo inglese Out of Place Artifacts (reperti o manufatti fuori posto), coniato dal naturalista americano Ivan Sanderson per dare un nome ad una categoria di oggetti che avrebbero una difficile collocazione storica, ossia un anacronismo. Essi sono tutti quei reperti archeologici o paleontologici che, secondo comuni convinzioni riguardo al passato, si suppone non sarebbero potuti esistere nell'epoca a cui afferiscono le datazioni iniziali.

Per X-Punk intendiamo tutti i generi fantascientifici che hanno per suffisso la parola "Punk", ovvero CyberPunk, SteamPunk eccetera, con tutti i loro sottogeneri.

Le opere partecipanti dovranno seguire queste tracce o, più in dettaglio, potranno ispirarsi a casi già esistenti di OOPArt o a racconti famosi del genere X-Punk. Con i seguenti link accederete alle informazioni su Wikipedia che possono aiutarvi a comprendere meglio i temi proposti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Oopart
http://it.wikipedia.org/wiki/Steampunk
http://it.wikipedia.org/wiki/Cyberpunk


L’opera, anche più di una e per più generi, deve essere inviata via email in una cartella compressa o in un unico file contenente la seguente documentazione:

il racconto, in formato .odt, .rtf o .doc (OpenOffice, Word), non superiore alle 20.000 battute (spazi inclusi), con carattere Times o Arial 12, tutto in nero, interlinea singola, formato pagina A4, senza formattazioni del testo (nessun corsivo o grassetto). Il testo può contenere immagini ma, in caso di selezione, saranno stampate in bianco e nero;
un breve riassunto;
dichiarazione di proprietà e di unicità dell’opera
Il sottoscritto “…” dichiara che l’opera in allegato intitolata “…” è inedita e di mia esclusiva proprietà. In fede… “firma” (per “firma” intendiamo il nome per esteso dell’autore);
note personali e breve biografia
dati anagrafici, e-mail ed eventuale sito personale che, in caso di pubblicazione nell’opera, saranno inseriti sotto il nome dell’autore. Dati anagrafici ed e-mail sono obbligatori;
autorizzazione a pubblicare l'opera
in caso di valutazione positiva da parte della commissione interna, l’opera sarà inclusa nella raccolta cartacea NASF 5.
Autorizzo la pubblicazione dell’opera intitolata “…” per i soli fini del concorso di letteratura fantascientifica NuoviAutori.org Science Fiction, quinta edizione. In fede… “firma” (per “firma” intendiamo il nome per esteso dell’autore).

Il materiale deve essere inviato entro il 30 ottobre 2009 a nuoviautorifantascienza@yahoo.it.

A differenza delle scorse edizioni, i testi contenenti gravi errori grammaticali e/o formali saranno respinti, sperando in questo modo di instillare la buona abitudine di rileggere con calma l’opera prima di spedirla, soprattutto perché possono essere lette da figure meno pazienti di noi.

Alcuni consigli per migliorare il testo:

Dialoghi
ognuno ha le proprie preferenze riguardo la sintassi di un dialogo tra i personaggi, noi preferiamo usare il trattino. Di seguito un piccolo esempio, fate attenzione agli spazi:
- Sei sicuro? - chiese Mario.
- Certo che sì! - rispose l’altro, poi aggiunse: - Perché non dovrei?
- Va bene, ho capito, non ti scaldare!

“ d” eufoniche
è preferibile evitare l’uso della “d” eufonica tra vocali non uguali. Per esempio ”ed ora, ad unire, od altro” è meglio trasformarle in “e ora, a unire, o altro”.
Ovviamente, “ed era, ad amare, od oltre” restano invariati;

Punteggiatura
il punto, la virgola, l’esclamativo e l’interrogativo non vogliono spazi prima, ma ne esigono uno dopo. Tra le virgolette (“queste qui”) non ci devono essere spazi tra esse e il testo che contengono, invece è obbligatorio tra esse e il resto del testo (così “forse” è più chiaro);

Puntini di sospensione
i puntini di sospensione… sono sempre tre, nessuno spazio prima… e solo uno dopo;
Spazi
evitare di inserire spazi inutili, soprattutto a inizio frase o per impaginare il testo;

Tabulazioni
evitare di usarli, soprattutto a inizio frase o per impaginare il testo.

I testi selezionati saranno inseriti nell’antologia cartacea NASF 5 che uscirà orientativamente entro Natale 2009. I testi restano di proprietà degli autori e sono da intendersi “in prestito” esclusivamente per questa pubblicazione.
Benché non vi sia alcun obbligo di acquisto, contiamo molto sulla vostra riconoscenza verso questo difficile e impegnativo progetto letterario. Il costo di una raccolta è sicuramente inferiore al costo di un qualsiasi concorso a pagamento, che pagate a prescindere dall'essere selezionati o meno e, considerando anche che non avete affrontato spese di spedizione per inviarci le vostre opere, potrete certamente concedervi un regalo fantascientifico.
A partire da questa quinta edizione, per la pubblicazione ci appoggeremo al "print on demand" del sito http://www.ilmiolibro.it/ di proprietà del Gruppo editoriale L'Espresso. Vi invitiamo pertanto, prima di partecipare a questo concorso, a prendere visione del sito così da non avere questioni a libro edito.
Ogni autore sarà periodicamente informato sull’andamento del concorso, o su aggiornamenti a esso correlati, presso l’email fornita con i dati personali. E’ altresì possibile consultare la pagina online di NASF sulla quale saranno costantemente riportati gli aggiornamenti, oppure visitare il forum dedicato a questo concorso.

La partecipazione al concorso è gratuita.

I dati personali, in base alla legge per la privacy, saranno utilizzati solo ed esclusivamente per la gestione del concorso ed eventuali contatti tra http://www.assonuoviautori.org/ e l’autore stesso.

La commissione è formata da:

Carlo Trotta, web master di www.assonuoviautori.org;
Massimo Baglione, collaboratore e co-responsabile;
Lettori volontari e competenti, scelti per la loro dedizione al progetto, ai quali saranno sottoposte le opere in modo anonimo.

Per qualsiasi informazione e per inviare le opere: nuoviautorifantascienza@yahoo.it.

Sito: www.assonuoviautori.org/NASF/NASF.htm
Forum: www.assonuoviautori.org/forumnasf/

Ci auguriamo di ripetere il discreto successo delle precedenti edizione, convinti di riuscire a fare ancora meglio!

Cordialmente,
lo Staff di assonuoviautori.org.

mercoledì 22 luglio 2009

Premio di Letteratura Fantascientifica Giulio Verne

A marzo, a Bari, la prima edizione del “Premio di Letteratura Fantascientifica Giulio Verne”, organizzato dalla “Associazione Culturale Giulio Verne”.



La “Associazione Culturale Giulio Verne” è fiera di annunciare la prima edizione del Premio di Letteratura Fantascientifica Giulio Verne, prestigioso concorso letterario rivolto a tutti gli scrittori amanti della fantascienza. Unica nel suo genere, l’Associazione, promotrice attiva nella divulgazione della cultura fantascientifica e scientifica, è sempre in prima linea nell’organizzare eventi che dimostrino gli stretti legami esistenti fra questi due generi. Il Premio di Letteratura Fantascientifica Giulio Verne si pone lo scopo di diventare un punto di riferimento concreto per tutti gli scrittori di fantascienza, nazionali e non, che vorranno cimentarsi nello scrivere racconti avventurosi e fantasiosi capaci di catturare i lettori di oggi e ispirare gli scienziati di domani.

La premiazione avverrà presso lo Sheraton Nicolaus Hotel di Bari (Via Ciasca Cardinale Agostino, 27) nel marzo 2010, all’interno della manifestazione nazionale “LevanteCon – la manifestazione italiana di Scienza e Fantascienza” organizzata dalla Associazione Culturale Giulio Verne in collaborazione con il “Parco Astronomico Sidereus” e il Club di Star Trek “USS Nautilus”. I vincitori verranno premiati sul palco della manifestazione e avranno la possibilità di confrontarsi con il pubblico illustrando il proprio lavoro e rispondendo alle domande che verranno loro rivolte.

Importati i premi conferiti. Oltre a targhe, buste filateliche a tema spazio e libri di fantascienza, al primo classificato, in particolare, andrà un assegno di 500,00 euro. In aggiunta alla premiazione dei primi tre classificati, inoltre, verrà anche assegnato il Premio Speciale “Fantascienza Spaziale: strani, nuovi mondi”, un riconoscimento particolare conferito all’autore che si sarà distinto nello scrivere il miglior racconto che abbia come tema i viaggi nello spazio. Al vincitore del Premio Speciale andrà un prezioso cosmogramma (busta filatelica da collezione viaggiata nello spazio) ed un trofeo esclusivo realizzato appositamente per l’evento. Inoltre, i migliori racconti saranno pubblicati sul sito della Manifestazione LevanteCon e sui siti associati.

Ad impreziosire ulteriormente il concorso, la Giuria del Premio si avvarrà della prestigiosa presenza del famoso scrittore di fantascienza Donato Altomare, autore di celebri libri come “Il dono di Svet” e “Vladimir Mei, libero agente”.

“Con questo concorso” – dichiara il Responsabile della Giuria – “vogliamo creare un evento che diventi un vero proprio un punto di riferimento per gli scrittori di fantascienza di tutto il Paese, e non, per arricchire lo scenario culturale del Sud Italia, purtroppo spesso carente di tali eventi.”.

“Con il Premio Speciale, inoltre” – aggiunge lo scrittore molfettese Donato Altomare, componente della Giuria del Premio – “ si vuole spingere gli scrittori di fantascienza a tornare a scrivere racconti di fantascienza che abbiano come tema i viaggi nello spazio e l’analisi dell’uomo attraverso la metafora dell’alieno, andando oltre il genere catastrofico, per illustrare un futuro più positivo ed una tecnologia che sia d’ispirazione per i ricercatori del futuro.”.

INFO

http://www.levantecon.it/

concorsoletterario@levantecon.it

mercoledì 15 luglio 2009

7 luglio: un (as)saggio di FS al teatro India.

Alla luce della luna, nell'ambito della manifestazione "Urania: stregati dalla luna nelle città delle storie disabitate", magistrale e trascinante interpretazione di Marco Foschi all'India in "Ma gli androidi sognano le pecore elettriche?" (il romanzo da cui è tratto il film Blade Runner) di Philip K. Dick e, in coda, "Il gigante annegato" di James G. Ballard. Alla rappresentazione del primo e più lungo racconto, a metà fra un reading e una messa in scena (nello stile cui ci sta abituando la regista Lisa Ferlazzo Natoli) hanno partecipato i bravissimi Tania Garribba, Alice Palazzi, Fortunato Leccese, Simone Castano (tutti già in scena alla serata del Teatro Quarticciolo, di cui avevamo parlato qui). Eccellenti le musiche di accompagnamento dal vivo eseguite da Gianluca Ruggeri e Elisa Pennica Astrid.
Un'estate fantastica.

mercoledì 17 giugno 2009

RiLL a teatro: sogno di una notte d'inizio estate.

Sabato 13 giugno 2009, una fortunata coincidenza astrale, a dire il vero resa probabilisticamente manifesta e tangibile grazie agli sforzi congiunti di svariati esseri umani di seguito segnalati, ha prodotto una serie di effetti di non trascurabile portata sulla vita del cosmo e in particolare di un campione selezionato della cittadinanza romana.
I fattori collimanti che ad essa hanno concorso sono molteplici e meriterebbero ciascuno una trattazione speciale che non ci è consentita fra le pur virtuali (e dunque illimitate in numero e lunghezza) pagine di un blog.
Suggerisco di partire, nemmeno fosse una parola obbligatoria da utilizzare (come accade in certi concorsi che si dicono letterari), dal “luogo”.
Esso è ormai arcinoto agli interessati come “TBQ”. Direi anzi che è l’unico nome oggi calzante. Codesto acronimo, dopo aver inutilmente evocato nel lettore occasionale simili anglofone espressioni (come, per esempio, TBD, o anche TBC, che accogliamo come beneaugurante), in verità indica la in effetti tediosamente lunga ma inevitabile definizione Teatro Biblioteca del Quarticciolo, struttura ibrida di veltroniana (sigh) nostalgia, fino ad oggi sopravvissuta (incredibile ma vero, purtroppo per certi) con l’intero prezioso sistema delle biblioteche romane alla new age destrorsa capitolina. Trattasi di edificio di molto notevole architettura svettante nel cuore del quartiere sulla via Prenestina, e composto di ingresso, numero una biblioteca, numero un teatro e servizi annessi. Bistrot con vista, per giunta. Un vero gioiello nel cuore della periferia, per nulla inferiore ai blasonati ritrovi recitatizi del centro (N.B. la terzultima parola della frase precedente è frutto di gustoso neologismo, non si perda tempo a mandare e-mail di protesta). Il TBQ è un luogo che ce ne fossero di più, l’Italia sarebbe quello che in molti vorremmo che fosse. Quando poi la direzione è affidata a gente come Marina De Tommasi, allora capita che vengano persino usati egregiamente. Ne avevamo avuto prova in marzo (e non prima, come sarebbe stato possibile, solo a causa dell’ignoranza crassa di chi gestisce il presente blog), in occasione di un reading nel quale chi sta ora scrivendo queste righe ha avuto l’onore di essere letto insieme al molto sacro Ray Bradbury e al nostrano campione fantascienziaco (vedasi sopra in merito ai neologismi) Donato Altomare.
Ma torniamo all’amato tredicigiugnoduemilanove.
Il progetto teatrale è stato sapientemente diretto dalla regista Lisa Ferlazzo Natoli, ed eccellentemente eseguito da una compagnia di attori (Simone Càstano, Fortunato Leccese, Valentina Morini, Alice Palazzi, Aida Talliente, Tania Garribba) che si sono cimentati (il termine è quanto mai appropriato) con la lettura di brani a causa dei quali altri, molti altri, al loro posto avrebbero potuto subire danni psichici, probabilmente permanenti. Nel loro caso, invece, abbiamo notato una bianca fioritura progressiva, per cui germogliando una appresso all’altro, i sei giovani hanno trasformato otto scritti in voce potente e movimento del corpo, schiudendo altrettante messe in scena, ciascuna del tutto diversa dall’altra.
Un pronunciamento, forte e chiaro, va fatto sull’argomento “Rillini”, quelle misteriose creature fantascientifiche che popolano porzioni elette di Roma e si industriano per far capire alle masse che il “fantastico” è una parte (importante, accidenti) dell’essere umano, e non una cosa strana, piccola, melmosa e da evitare con attenzione (non vi vengono in mente varie cose rispondenti a quest’ultima definizione, non tutte propriamente pregiate?), come ancora alcuni pensano. Le strane creature, cui va un sincero grazie, rispondono ai nomi di Francesco Ruffino, Valeria De Caterini (direttamente coinvolti nell’organizzazione di questo evento), Alberto Panicucci (a cui va il consiglio di darsi alle Pierre nella vita, a vari livelli per giunta) ed Edoardo Cicchinelli. RiLL, per i muri che non lo sapessero ancora, sta per Riflessi di Luce Lunare (quindi la “i” va minuscola, chiaro?).
L’esordio è stato frenetico: vi siete mai chiesti Perché non si dovrebbe costruire la linea C della metropolitana di Roma? Ce lo spiega Massimo Mongai (noto agli intimi come Magister Maximus) convincendoci a un punto tale che finalmente un mistero è svelato: è per questo dunque, che la prossima sotterranea che verrà inaugurata nella capitale ha quella sigla stramba; ci eravamo sempre chiesti perché mai l’avessero chiamata “B1”. Ma attenzione, una volta posta questa domanda, non ci si può esimere dall’affrontare la risposta, e non è detto che la mente umana possa... comprenderla tutta. La musica (Luca De Carlo, trombettista dei Tetes de Bois) fa quindi scivolare con dolcezza la compagnia nella travolgente pacatezza storico-fantastica delle Simulazioni, con cui Giovanni Bruni (presente in sala) detiene il primato invidiabile e non emulabile di vincitore del Primo trofeo RiLL (1995). Dietro alle sagome umane in libero movimento controllato, iniziano nel frattempo a comparire i primi tratti di pennello di Valeria De Caterini, e scopri quanto un segno isolato può essere umano mentre la tua memoria anamnestica se ne va a zonzo fra le pitture rupestri della nostra nascita collettiva. Si chiama arte, e l’artista prima o poi lo riconoscerà (ci auguriamo che sia già successo nelle ultime ore).
Dopo alcuni minuti la platea entra in un giardino illuminato dalla luna, la lettrice diventa un alto cipresso accusatore, e gli spettatori si muovono come gatti erranti nel buio. E’ l’effetto della Voce di Arion, (Alessandro Negrini, 1996), un sussurro, che non può non raggiungere chiunque, perfino nei pressi di un lago che tutti confidiamo vicino. Forse lo è anche più di quanto crediamo.
L’incanto si rompe perché ne nasca un altro (immodestamente affermo); è la mia storia (Tempus Fugit, 2008). E’ quel che capita quando cerchi di dimenticare, rimuovere, eliminare, aggirare (rendo?) alcune cose della tua vita, ma quelle ti ritornano addosso e ti rimettono in riga. L’ho detto tante volte, prima o poi io mi sveglierò in un’altra epoca. Della mia vita o di quella altrui. Del resto, chi mi garantisce che non sia già successo stamattina? Ma cosa vedono i miei occhi... mentre io chiacchiero l’artista lì dietro, in silenzio, ha partorito una donna.

Magia femminile. Ah...
Fumo di sigaretta. Ma siamo in teatro (e io ho appena smesso di fumare, dannazione). Be’, se lo fa lui, possiamo starci. Humphrey Bogart (Bogey, Emiliano Angelini, 2001) è sul palco. O meglio, lui si lamenta perché sostiene di non essere esattamente se stesso (l’avevo detto che qui si rasenta la follia, no? Oh, poveri attori, non li invidio). Non più, o non proprio. Be’, insomma, la storia è complicata. Da qualche parte poi c’è pure Marilyn. Ovviamente in un letto. Roba da non crederci. Sotto Il peso degli angeli (Guido Alfani, 2000), l’aria diventa tagliente e cupa, e forse molti pensano al padre. Io un po’ sì, lo confesso. Un padre da cui non riusciamo a separarci, o magari non vogliamo. Un padre che avrebbe voluto che anche noi portassimo lo stesso peso che ha condizionato la sua vita, e che ad esso ha vincolato ogni presunto privilegio. Attenzione, perché un tal figlio, sì facendo, mette in gioco... la sua stessa vita.
Una stoccata improvvisa scuote tutti: se è vero che gli invasori Arrivano! (Andrea Angiolino, 2006) sempre dal mare, non è detto che tutte le case del villaggio verranno distrutte, e allora... qualcuno potrà dar loro una mano, cinica e beffarda. E’ un tocco fugace di ironia di gran classe, dunque una perfetta entree per il Gran Finale.
Eh sì, l’ora della fine è vicina (in senso buono, dunque astenersi da apotropaismo, prego), ce lo grida divertita la rappresentazione corale di una Pari opportunità (Francesca Garello, 2007) concessa ad un aspirante strega beneventana (la mancanza dell’apostrofo dopo l’articolo non è un errore, non seccatemi!) made in USA. Indubbiamente la teatralizzazione è la più riuscita fra le otto prodotte, quella in cui i sei attori esprimono il meglio di sé, in una successione di trovate esilaranti per le quali l’autrice è ben nota, e che tradotte in scena diventano poesia comica. Un nuovo sottogenere del fantastico. Genere Garello. E mentre aumenta il numero di pennacchi stregoneschi nell’immagine disneyana che riempie lo sfondo, ci par di vedere calare il sipario. Ma siamo nel fantastico, e allora... chissà che non sia un’illusione.
Speriamolo , va’.


I RACCONTI:
Perché non si dovrebbe costruire la linea C dGiustificaella metropolitana di Roma
, di Massimo Mongai (giurato del Trofeo RiLL)• Simulazioni, di Giovanni Bruni (vincitore del I Trofeo RiLL, 1995)• La Voce di Arion, di Alessandro Negrini (vincitore del II Trofeo RiLL, 1996)• Tempus Fugit, di Francesco Troccoli (secondo classificato al XIV Trofeo RiLL, 2008)• Bogey, di Emiliano Angelini (vincitore del VII Trofeo RiLL, 2001)• Il peso degli angeli, di Guido Alfani (vincitore del VI Trofeo RiLL, 2000)• Arrivano!, di Andrea Angiolino (giurato del Trofeo RiLL)• Pari Opportunità, di Francesca Garello (vincitore dell’XI Trofeo RiLL, 2005)

Un assaggio della serata in video: http://www.youtube.com/watch?v=PZGX65QWpDY

sabato 23 maggio 2009

Rassegna recensioni di "Tempus fugit"


Sulla scia della pubblicazione, da parte degli amici del Ri.L.L. (N.B. non spiegherò più chi siano perché ormai ai lettori del blog le quattro lettere dicono tutto) della rassegna delle recensioni al volume “Fuga da mondi incantati”, mi piace esibire una giusta dose di narcisismo ed evidenziare le generose parole spese in qualche angolo nascosto fra le maglie della rete sul mio racconto “Tempus fugit”, contenuto nel volume. I link fra parentesi vi porteranno direttamente alla fonte, qualora abbiate intenzione di verificare le mie citazioni (si fa per dire) o più probabilmente di leggere quanto riferito al volume intero.
Procediamo in ordine sparso e senza preferenze.

“I quattro racconti premiati al concorso sono di buon livello. Il più malandrino è forse Tempus fugit [secondo classificato] perché ogni finale è un nuovo inizio, visto che l’autore sa condurci in un incantesimo-maledizione circolare.” (da Carta)

“Tempus Fugit, di FRANCESCO TROCCOLI, piazzatosi al secondo posto, racconta invece l’incredibile malattia “temporale” di Marco. Il normale scandire di minuti, ore e giorni diventa improvvisamente una frenetica corsa di cui l’uomo ricorda e vive solo piccole tappe significative, con pause di coscienza sempre più ampie. Tutto questo lo porta a sfiorare la follia, finché un dottore del futuro non gli garantirà di poter risolvere il suo problema riportandolo nel passato, al fatto (la passione per una ragazza) che l’ha tanto sconvolto da trascinarlo fuori dal fiume del tempo. Ma il passato si può cambiare? Il ritmo della narrazione è serrato. Il lettore capisce subito di trovarsi all’interno di un ciclo senza fine in cui il protagonista rimarrà prigioniero. Troccoli riesce a risolvere un soggetto non del tutto originale con una certa abilità, comunicando con una buona prosa la frenesia folle del tempo malato del protagonista.” (da Terre di confine)

“Bello e anche originale "Tempus Fugit" di Francesco Troccoli, con una punta di indefinito déjà vu... ma non c'è da sorprendersi, visti quanti e quali temi sono già stati trattati nella letteratura fantastica (e proprio quello dei paradossi temporali è tra i più ricorrenti). (Quattro stelle)” (da Progetto Babele)

“ ‘Tempus fugit’ (di Francesco Troccoli), tratta di un singolare disturbo della percezione temporale e chiosa una discreta progressione con un finale splendido.” (da Kultur Underground)

“Molto belli anche “Tempus Fugit”, divertente esempio di fantascienza dei nostri giorni (di Francesco Troccoli, secondo classificato al XIV Trofeo RiLL), e...” (da La Vallisa).

Che altro dire? Grazie di cuore ai recensori (lettori attenti e severi, ci si può fidare) e ancora grazie all'associazione RiLL per l’instancabile e graditissima opera di diffusione e promozione della narrativa di genere.

martedì 5 maggio 2009

Premiazione Space Prophecies allo Yavincon 2009!

Davvero una bella giornata in quel di Cesenatico, quella della cerimonia conclusiva dello Yavincon 2009 (ovvero domenica 3 maggio), durante la quale fra i tanti premi assegnati si è anche svolta l'attribuzione del Premio del concorso letterario "Space Prophecies - Episodio V", che in questa foto è dolcemente appoggiato sul mio palmo sinistro.

Ho così tramutato in reale la conoscenza virtuale dei compagni di podio Stefano Noventa e Maurizio Landini, simpaticissimi e ospitali, in perfetto stile Yavincon.

Qui i risultati nel sito ufficiale dell'associazione Yavinquattro, il fan club italiano di Star Wars, del Fantastico e della Fantascienza, che insieme a Moonbase 99 organizza il concorso annualmente.
Il racconto vincitore, "Insekta", disponibile in questo blog, sarà pubblicato sulle riviste "Living Force" e "SHADOWS 1999".
Come ho avuto modo di dire in occasione della premiazione, è bello vincere un premio di genere fantastico nel mezzo di una manifestazione che raccoglie appassionati di genere fantastico.
Un ringraziamento particolare va a Maico Morellini, presidente dell'associazione Yavinquattro.
Tutte le foto sono state realizzate da Emanuela Gravina, la mia splendida amica riminese (nonché autrice e artista di gran talento...).

Savona, 26 aprile 2009

In una piovosa e fredda domenica ligure trascorsa in quel di Savona, ricevo per il secondo anno il Premio Pennacalamaio, patrocinato da Comune e Provincia di Savona, questa volta per la raccolta "Storie del Domani, del Forse e del Mai".
Mi piace riportare integralmente la generosa motivazione del Premio, scritta da Carmen Parodi, facente parte di una giuria tutta femminile: "Quattro racconti, immersi in un clima coinvolgente, fra il surreale, l'assurdo, la fantascienza e il noir, in cui si salva la convinzione che l'uomo possa comunque perseguire il bene, anche nei momenti più tragici della vicenda umana. Daniel de 'La profezia' salva la propria famiglia dall'ecatombe dell'11 settembre. Bella la convinzione che ognuno di noi abbia una precisa responsabilità nella vita dell'intero genere umano, proiettata nel più lontano futuro. Ne 'Il processo' assistiamo alla 'ribellione' del genere umano di fronte alla dilagante prepotenza dell'avanzata e sempre più raffinata robotica in una divertente azione giuridica contro 'l'assassino' di un androide superdotato. Altrettanto surreale il clima de 'L'inviato': un filo unisce nel tempo e nello spazio le vicende dell'intera umanità e si dipana, si intreccia sotto l'attenta supervisione di un laboratorio cinese! E che dire de 'I guardiani del tempo'? Esseri apparentemente emarginati, anzi negativi agli occhi della 'normale' umanità, sono al contrario scelti per 'salvare' gli essere umani nei momenti più tragici, permettendo un valido recupero dell'esistenza della civiltà, talvolta incomprensibile, ma comunque indirizzato al meglio per gli uomini, al di là e al di sopra delle apparenze."

domenica 19 aprile 2009

Insekta

Questo racconto, scritto in una splendida e lontana settimana di agosto, è stato selezionato per la pubblicazione nella raccolta che scaturirà dal concorso indetto dal Blog di Out (vincitori: qui) e ha poi vinto il primo premio del concorso Space Prophecies V" - 2009". In seguito è risultato finalista al Premio Energheia 2009 (in occasione del quale ha avuto una segnalazione di merito) ed è anche stato pubblicato nell'antologia "Legenda" (Fara Editore, 2009).



Johanna correva veloce sulla spiaggia e gli andava incontro. Dall’alto della scogliera chiunque non avrebbe potuto distinguere che un puntino in rapido movimento, e per un istante fu come se anche Balkan avesse visto così quella scena.
Era certo che si trattasse di lei, anche se ancora non riusciva a vederla in volto; riconosceva la sua immagine da lontano, dal desiderio che la muoveva verso di lui, dalla leggerezza. Mentre la guardava avvicinarsi, Balkan non riusciva a sentirla, mentre lei lo chiamava per nome, perché la voce della donna era sovrastata dalle onde del mare; ma era così felice che lei fosse lì che questo non gli importava. L’idea di riaverla fra le sue braccia prevaleva su qualunque altro pensiero; per tutto il resto, le domande, i dubbi, le incomprensioni e lo stupore non sarebbe mancato il tempo, poi.
C’era solo una lingua sottile di sabbia fra il balzo della colossale parete basaltica e la marea che risaliva in fretta, ed un senso si urgenza si sovrappose alla placida bellezza di quella visione.
La risacca diventava sempre più vicina, e Balkan cominciò a pensare che non avrebbe avuto modo di salutare la sua amata nella maniera che avrebbe voluto, ovvero abbandonandosi ad un bacio senza tempo.
Il cielo appariva sereno, e la luce dei due soli era al massimo dell’intensità diurna. Non c’era dubbio, si trovava nel sistema binario di Darlan, uno dei luoghi più temuti della galassia, frequentato unicamente da pirati, predoni e trafficanti di ogni risma. Gente in mezzo a cui era cresciuto e con cui aveva imparato a vivere più che dignitosamente. Proprio per questo non riusciva a capacitarsi di come anche lei, che apparteneva a tutt’altro genere di mondo, potesse trovarsi laggiù, libera, e sola.
Si erano detti addio da qualche settimana, ma lei doveva aver cambiato idea.
Lo aveva dunque raggiunto e aveva corso un gran rischio per riuscire a rintracciarlo. Ne concluse che era ancora innamorata di lui, e questo era più che abbastanza.
Al diavolo la marea, le rocce, e i malviventi che infestavano il pianeta; come al solito, lui avrebbe trovato un modo per cavarsela, e anzi persino per trarre vantaggio dalla situazione, per sé, e per lei.
Per loro, insieme.
Johanna era ormai a poche decine di metri, quando Balkan vide la bestia. Un’aquila gigante, sbucata all’improvviso alle proprie spalle, stava picchiando dall’alto delle rocce verso la donna. Balkan rimase inebetito a guardarla, dubitando dei suoi stessi occhi; su Darlan IV non c’erano animali, escludendo le più meschine fra le razze del genere umano.
Non aveva mai visto da vicino quel genere di predatore, ma era come se ciò fosse avvenuto; quando era bambino, suo nonno gli narrava di aver visto i rapaci imperversare durante le razzie dei villaggi saccheggiati dai signori nei sistemi più lontani dal centro dell’Impero, prima della nascita della Lega. Ma non avrebbe mai sospettato che potessero esserci ancora degli esemplari selvatici in libertà, e di certo non su quel mondo abbandonato.
L’uomo estrasse la sua arma iniziò a correre verso la donna, sperando di riuscire a sottrarla alle grinfie di quel mostro.
Per quanto si sforzasse di precipitarsi in suo aiuto, Balkan si accorse con orrore che riusciva a muoversi molto lentamente; la gravità sembrava essere aumentata ad un livello intollerabile, e la bestia sarebbe arrivata su Johanna prima di lui. Non poteva permetterlo, proprio ora che l’aveva ritrovata.
Puntò il fucile paralizzante, sparò, e si rese subito conto che l’arma non funzionava; la gettò in terra con violenza rabbiosa, prima di lasciarsi andare ad un urlo disperato, disumano, che avrebbe spezzato il cuore a chiunque avesse avuto la cattiva sorte di udirlo.
-Balkan! Svegliati, accidenti! Sveglia, Balkan!
Le parole risuonarono nel silenzio.
Quando l’uomo aprì gli occhi vide l’ologramma di Afrika chino su di lui, che lo fissava con preoccupazione. Balkan pensò che doveva aver tentato di strattonarlo.
-Devono ancora inventarli, gli ologrammi capaci di toccarti…- mormorò l’uomo mentre l’agitazione del sogno svaniva.
-Avresti dovuto programmare la sveglia.- disse l’ologramma di Afrika sollevando il busto e rimettendosi in piedi.
-Buongiorno, Afrika. Guardarti fa compiangere la deficienza tecnologica dei nostri comunicatori.
Il volto dell’ologramma gli sorrise.
Nonostante tutto, l’immagine tridimensionale rendeva merito alla bellezza della donna. Il fatto che si trovasse a milioni di chilometri di distanza dalla nave di Balkan, e da tutte le altre con cui si collegava regolarmente per coordinare l’azione, le consentiva di poter indossare l’abbigliamento che più l’aggradava senza doverne sopportare le inevitabili conseguenze. Quel genere di abito, corto e così provocante, era tollerato di buon grado dai vertici della flotta, ed anzi molti pensavano che mantenere gli istinti sessuali maschili sotto stimolo fosse molto utile per fomentare l’aggressività dei Terminatori e rendere più efficiente e produttiva la loro azione. La vecchia idea della pentola a pressione, tanto cara ai militari di ogni epoca.
Ma su Balkan quell’ostentazione di bellezza aveva puntualmente l’effetto opposto; ogni volta che vedeva Afrika, lui si ricordava di quanto amava la vita e non mancava di osservare che la cosa più entusiasmante dell’esistenza umana è la visione del corpo di una bella donna e tutto quel che ne viene di conseguenza in natura. E questo gli faceva dimenticare, spesso e volentieri, per quale ragione si trovava a bordo della sua nave. Gli faceva sognare per qualche istante di essere un uomo libero, pronto a prendere il primo transfer iper-luce e raggiungere quel superbo esemplare di femmina negride in carne e ossa, discendente dai ceppi selezionati secoli prima per le case di piacere delle colonie più lontane, e invitarla a guardare il tramonto sull’oceano occidentale del suo pianeta. Lo illudeva di poter vivere ancora come un essere umano, un uomo, destinato ad amare i suoi simili, magari a fare dei figli, e non ad attraversare l’universo per disintegrare altri come lui. Balkan avrebbe voluto avere l’opportunità di dar vita alla gente, mentre gli era stata assegnata la missione di togliergliela.
Come al solito, dovette interrompere il vortice dei pensieri e concentrarsi sulla cruda realtà.
-Il bersaglio si è mosso?- domandò all’ologramma, sperando in una risposta positiva che avrebbe ritardato il momento del rendez-vous.
-Il bersaglio, Starsat 44, è immobilizzato da un guasto alla propulsione ausiliaria, l’unica esistente in una stazione meteorologica permanente, Balkan.
L’uomo fece una smorfia, che l’ologramma di Afrika finse di non vedere, abbassando repentinamente il volto.
-Tu sai come mi sento, non è vero?
Afrika tentò di celare le sue emozioni all’uomo.
-Quel che io so è che devi portare a termine la tua missione, Comandante.
-Hanno sistemi di difesa?
L’ologramma della donna esitò nel dare la risposta, che era penosa anche per lei.
-Nessuno.
Balkan chinò il volto verso il basso, e fissò i propri piedi nudi.
Ovviamente, pensò l’uomo, fino a ieri hanno studiato mari, correnti e tempeste, che diavolo ti salta in mente, dannazione?
-Vorrei averti potuto rispondere di sì. Immagino che la consapevolezza della necessità di difenderti ti avrebbe aiutato.- soggiunse Afrika.
-Non sarei comunque stato io a dovermi difendere.
-Già.
Vi fu una lunga pausa.
I Coordinatori come Afrika erano quasi tutte donne, per via del loro eccellente intuito; per organizzare l’azione delle cellule in combattimento era fondamentale la capacità di visualizzare lo schema d’attacco su diverse dimensioni di spazio e tempo, e sin dall’inizio le donne si erano rivelate di gran lunga più abili degli uomini. Come le altre, anche Afrika era addestrata ad affrontare le difficoltà psicologiche, gli scrupoli e i sensi di colpa dei Terminatori.
Il suo compito sarebbe stato snidarle e polverizzarle, ma con Balkan nemmeno ci provava più.
Lui era diverso.
Non era certo un novellino, ciononostante per lui ogni volta era come fosse stata la prima. Proprio non gli riusciva di abituarsi a uccidere, e anche se non ne avevano mai parlato, lei e Balkan erano molto più simili di quanto lui potesse immaginare. Dal suo nome era evidente che quell’uomo, proprio come lei, discendeva direttamente dai nativi della Terra.
-Afrika…
-Prego, Comandante.
-Non vuoi sapere cosa stavo sognando?
-Preferirei che tu non ci pensassi, ora. Fine del collegamento.
L’ologramma svanì, e portò via con sé le lunghe gambe, il collo lucido e snello, e gli occhi neri come il luogo che dava il nome a quella donna dalla pelle d’ambra.
Balkan misurò il percorso residuo verso il suo bersaglio e calcolò che in un paio d’ore sarebbe giunto a distanza di tiro. Poi pensò che se al suo posto ci fosse stato uno dei colleghi, ormai tutti veterani come lui, la missione sarebbe stata un fatto molto più semplice; raggiunta la distanza minima sufficiente, un buon Terminatore avrebbe inquadrato il bersaglio, lo avrebbe agganciato con la teleguida e gli avrebbe scaricato addosso le testate a disintegrazione selettiva, in quantità sufficiente per una nave di quelle dimensioni, e non una di più.
Economia di guerra.
I più esperti lo avrebbero fatto probabilmente gustando un caffè o mentre consumavano il pranzo.
Tutto sarebbe avvenuto nel più assordante silenzio del vuoto cosmico; una luce avrebbe brillato per alcuni minuti, e solo qualche giorno dopo, se gli avvoltoi non fossero arrivati prima, sarebbe arrivato uno spazzino della Lega per recuperare i corpi.
Imprenditorialità di guerra.
Balkan pensava che quello fosse il mestiere peggiore. Uno spazzino gli aveva raccontato che a volte, fra cadaveri di maschi e femmine la cui umanità era stata deturpata in modo inimmaginabile, gli erano capitati corpi assolutamente integri, del tutto vergini alla colonizzazione parassitaria dell’Insetto.
Almeno due o tre ogni cento vittime, aveva specificato.
Non era ancora chiaro perché gli Insetti ne risparmiassero alcuni. Probabilmente non avevano bisogno di entrare sempre e comunque in un corpo umano per controllarlo; a volte era sufficiente il possesso del suo pensiero. O forse quello era addirittura il tipo di controllo più efficiente, e un giorno, se gli umani avessero perso la guerra, sarebbe stato l’unico. Del resto, non c’erano più dubbi che quelle bestiacce fossero telepatiche; alcuni erano ormai convinti che fossero prive di individualità, come diramazioni di un’unica intelligenza centrale. Non si sapeva quante di quelle intelligenze esistessero, ma a giudicare dal fatto che la guerra durava da ormai cinquant’anni, dovevano essercene ancora molte.
Anche l’azione di Balkan si sarebbe svolta in quel modo; pure lui avrebbe fatto fuoco per poi allontanarsi nel buio, come il killer professionista che era. Ma per Balkan l’attesa sarebbe stata diversa; lui si ostinava a non disattivare mai i canali di comunicazione con la nave infestata che si accingeva a distruggere.
Al contrario degli altri Terminatori, se gli occupanti della nave avessero cercato di contattarlo per tentare di dissuaderlo (come sempre avveniva), Balkan avrebbe accettato il colloquio con le sue vittime; lo sopportava e lo permetteva.
O meglio, lo voleva, e quindi lo cercava.
In verità, Balkan lo sperava, perché Balkan glielo doveva.
Gli altri Terminatori avevano un solo modo di uccidere: quando giungevano sul posto, essi avevano già disintegrato l’immagine stessa delle loro vittime dentro di sé, e per loro dare un movimento fisico all’eliminazione era l’ovvia conseguenza, la parte più semplice e naturale di un processo che era già avvenuto nella loro mente.
Per riuscire ad uccidere con quella freddezza, annientavano la propria umanità.
L’annullamento della guerra.
Per Balkan non poteva essere così. Lui era certo che l’unico modo per conservare la sua umanità fosse guardare in faccia le sue vittime. Parlare con loro. Ascoltare e, se possibile, esaudire le loro richieste. Portare messaggi alle loro famiglie, a mogli, mariti, amanti, amici, figli, madri, padri. Questo rendeva tutto tremendamente più difficile.
Balkan sapeva che, in caso di infestazione, uccidere veniva spacciato per un atto d’amore estremo per donne, uomini e bambini; gli Insetti abbandonavano i corpi solo dopo la morte del corpo ospite. Ma per lui non faceva differenza; si trattava comunque di un assassinio. Consapevole, reiterato, empio e colpevole.
La disintegrazione selettiva bruciava la vita umana, pur lasciando pressoché integro il corpo, ma eliminava i parassiti. Poi i sistemi di pressurizzazione quasi sempre saltavano, un effetto di quell’arma in particolare, e i corpi si perdevano nello spazio.
Lui non era mai riuscito a farlo in quel modo, non era nemmeno riuscito a provarci; per lui c’era dell’altro, lui doveva prima parlare con loro.
Se c’è un modo in cui l’uomo deve essere costretto ad uccidere, pensava, allora deve essere guardando negli occhi la sua vittima. Sentendo dentro di sé la sua morte, e rischiando di impazzirne. Perché possa vivere ancora, nel ricordo. E così, sarò io a salvare la mia umanità. Sarò un assassino, ma sarò ancora un essere umano. Forse.
Il Comandante aveva una lunga esperienza di quei colloqui, e spendeva gran parte delle sue lunghe vacanze (mentre il comando di flotta era convinto che riposasse, come gli altri) a girare la galassia per portare ricordi, lacrime, poesie. Per ritrovare la propria umanità nella gratitudine di una madre, nell’abbraccio di un padre o nel sorriso di un bimbo. A volte era persino riuscito a rivelare di aver premuto lui quel pulsante, ma per quelli non aveva fatto differenza.
Quando viaggiava per quel motivo, Balkan sapeva che non era solo un’espiazione delle sue colpe, ma molto di più.
Era il suo modo per non impazzire.
Quella che si accingeva a compiere era la missione più difficile che gli fosse mai capitata: terminare una inerme stazione meteo.
I sensori rilevarono la presenza di sei esseri umani a bordo, e dai loro movimenti, apparentemente calmi e sotto controllo, non sembrava che l’infestazione fosse ancora molto avanzata.
Probabilmente hanno ancora il volto integro, pensò, e questo renderà tutto ancora più difficile.
Balkan attivò il sistema di lancio e da quel momento non avrebbe più avuto alcun controllo sulla procedura.
Come previsto, il monitor principale iniziò a rimandare le immagini dell’abitacolo della stazione Starsat 44 e dopo qualche istante l’altoparlante iniziò a gracchiare.
Il volto di un bambino gli sorrise e lo salutò.
Bastardi, pensò, è così che cercate di salvarvi?
I sistemi di monitoraggio ambientale confermavano l’infestazione.
L’avviso “INSEKTA” lampeggiava ogni volta che il computer accertava un sintomo nei corpi inquadrati, nella pelle di quei derelitti, nel loro sguardo assente.
Poi si udì una voce adulta, maschile, che da fuori campo invitava Balkan a passare alla comunicazione in 3D.
-La mia nave, - spiegò il Comandante -ha assunto una configurazione da battaglia, e pertanto è schermata alla trasmissione di ologrammi. Sono spiacente, dobbiamo accontentarci. A meno che il bambino non debba dirmi qualcosa, vi consiglio di mostrarvi a me, signore, perché non posso dedicarvi molto tempo.
Il profilo di un uomo anziano in camice bianco apparve sullo schermo; doveva trattarsi del capo meteorologo. Il suo volto sembrò inizialmente pulito, ma quando si girò verso di lui e lo espose per intero, Balkan notò il colore bluastro del parassita sotto la sua pelle.
Pur con momenti di assenza e confusione, l’uomo tentò di convincere Balkan a desistere. Quando ebbe smesso, il Comandante lo indusse a farsi dire il suo nome, e gli domandò se avesse un messaggio per qualcuno che gli fosse caro, e per chi.
-Che gli Dei ti maledicano!- gridò quello per tutta risposta, in preda all’ira -L’unica persona che amo è qui con me,- aggiunse allungando un braccio fuori campo e tirando a sé una donna che sembrava più anziana di lui, e sulla quale l’effetto del parassita era ancora più evidente -e sia lei che io malediciamo te e la Lega, che pensate che l’unica soluzione all’Insetto sia la morte!
L’uomo iniziò a singhiozzare, mentre il viso della moglie era già solcato da lacrime nere; il Comandante aveva già visto quel fenomeno, e sapeva che il colore era causato dal metabolismo del parassita.
Come se fosse la prima volta, anche Balkan pianse, ma nessuno di loro poté vederlo. Balkan gli risparmiava la propria pietà, perché sapeva che è più facile affrontare la morte nell’ira che nella disperazione.
Il Terminatore domandò se qualcun altro volesse recapitare un messaggio personale, e giurò sulla Lega che avrebbe fatto di tutto per adempiere al compito.
Parlo così con un giovane meteorologo che gli spiegò dove avrebbe potuto rintracciare il padre e la madre, ai quali lo scongiurò di riferire che era morto in battaglia, e risparmiare loro lo spettacolo che lui poteva invece vedere; così facendo, gli mostrò il braccio, completamente corroso dall’Insetto. Balkan giurò che lo avrebbe fatto, e quello lo ringraziò, e gli disse che non ce l’aveva con lui, perché sapeva quel che la Lega faceva ai Terminatori che non obbedivano agli ordini.
Poi sullo schermo apparve una donna giovane, che non riusciva nemmeno a parlare; Balkan intuì che la sua mente era dominata dall’Insetto e riuscì nonostante tutto a farle avvicinare l’occhio quel tanto che fu sufficiente a identificare lei e la sua famiglia; poi lesse i nomi dei familiari, partendo da quelli più vicini, e nel mentre quella scuoteva la testa, finché annuì quando lui arrivò a citare il nome della persona da cui lei voleva che lui si recasse.
Balkan aveva contato sei persone; ne mancava ancora una.
Sullo schermo apparve una donna, e la prima cosa che Balkan notò fu che non sembrava contaminata.
Si trattava di una osservazione che soleva far sempre subito; era come se solo nel momento in cui si convinceva che la persona che aveva di fronte non fosse ancora martoriata dal parassita, si permettesse di guardarla davvero in viso, e imprimere nella memoria una traccia nitida da consegnare ai suoi cari. I volti degli infestati invece, cercava di dimenticarli, perché temeva che i parenti li avrebbero rivisti nei suoi occhi.
Fu per questo, che ci vollero alcuni secondi.
Istanti, frazioni infinitamente piccole durante le quali il segnale, ormai nitido e chiaro, lasciò le retine e raggiunse la coscienza. Istanti che si dilatarono in uno spazio fuori dal tempo, in cui la vita di Balkan rimase sospesa fra passato e futuro, in un presente da cui scomparvero la dignità e il coraggio di vivere.
Era proprio lei.
Johanna guardava impassibile verso di lui, l’odio già sepolto sotto la fredda consapevolezza della morte imminente.
Balkan sapeva che lei non poteva vederlo in alcun modo, ma ebbe la sensazione che invece lo stesse guardando, e istintivamente si portò le mani sul volto per nascondersi. Poi con un altro gesto automatico allungò il braccio destro verso la tastiera per permetterle di vederlo, ma subito dopo si bloccò.
Non posso lasciare che mi veda, pensò, non posso rivelarle chi la sta uccidendo. Sarebbe come ucciderla due volte.
Di getto, interruppe anche il collegamento audio e si piegò su se stesso.
Come ho potuto solo pensarlo? Non posso farlo, non posso… non posso…!
-Non posso farlo!- gridò con tutta la forza che aveva nel petto, facendo vibrare la gola di dolore, con gli occhi che gli esplodevano nelle orbite, e spingendo dal ventre le sue urla assordanti che riempivano tutto lo spazio della nave, rimbalzavano su ogni oggetto facendolo vibrare di terrore e morte, e poi tornavano ad attraversarlo, a perforare il suo corpo con la pestilente e letale virulenza di un parassita invisibile.
Iniziò a vomitare, e non smise di piangere.
Quando riuscì a rialzare lo sguardo, vide che lei non parlava, ma continuava a guardarlo, muta, non vedendolo, e lui non riusciva a riattivare il canale audio, perché lei lo avrebbe sentito, lo avrebbe visto senza bisogno di usare gli occhi, lo avrebbe amato ancora, lo avrebbe odiato, avrebbe ucciso il suo assassino, come era giusto che fosse, come lui sempre più desiderava, come ormai era disposto a fare pur di non dover distruggere l’unica cosa bella della sua vita, oh, perché, perché proprio a lui, che infame missione, che inaccettabile sacrificio, e loro, oh loro non potevano non sapere, con i potenti mezzi della Lega, per tutti gli Dei…
Balkan rivide le immagini del sogno, e capì.
Era lui, l’artiglio dell’aquila. E non v’era arma che potesse proteggerla, che potesse aiutare Johanna che gli correva incontro sulla spiaggia, gridando il suo nome all’oceano.
Balkan scoccò un’occhiata al cronometro, e vide che mancavano solo nove minuti al lancio. Non poteva più fermare la sequenza, nemmeno se lo avesse voluto.
Prostrato, impotente, sull’orlo del collasso, riaprì il canale audio, e Johanna parlò.
-Comandante… mi sente ora?
Balkan non rispose.
-Io penso di sì. Comandante, le chiedo allora di rintracciare Balkan Kasparov su Beta III. Gli dica che non ho mai amato alcun uomo di più di lui, nella mia vita. Gli dica che gli voglio bene, un bene infinito, anche se non lo amo più. Grazie, Comandante.
Balkan si gettò in avanti e protese le braccia sullo schermo, in un abbraccio impossibile con cui si illuse di strappare Johanna all’inferno.
Dopo alcuni minuti, vi fu un lampo accecante.
L’aquila arrivò sulla preda e lui cadde in terra, privo di sensi. La marea della sera raggiunse il suo corpo, e l’acqua iniziò a sollevarlo, spingendolo verso le rocce.
Il secondo sole stava tramontando.
Presto, gli spazzini sarebbero arrivati.

giovedì 19 marzo 2009

LevanteCon – La Manifestazione italiana di Scienza e Fantascienza

A Bari la “LevanteConLa manifestazione italiana di Scienza e Fantascienza” rivolta a tutti gli appassionati dei due generi.


Si svolgerà Domenica 29 marzo 2009, dalle ore 9:00 alle 21:00, presso il Conference Center dello Sheraton Nicolaus Hotel di Bari (Via Ciasca Cardinale Agostino, 27), la prima edizione della LevanteCon – La manifestazione italiana di Scienza e Fantascienza, organizzata dalla Associazione Culturale “Giulio Verne” in collaborazione con il Complesso Astronomico “Sidereus” e dalla “U.S.S. Nautilus”.

La LevanteCon è la Manifestazione italiana che unisce, in un unico grande evento, Scienza e Fantascienza attraverso due eventi: il Festival dello Spazio e la Star Trek NautiCon.

FESTIVAL DELLO SPAZIO - La parte scientifica viene realizzata grazie alla collaborazione del Complesso Astronomico “Sidereus”, dell’astronomo e ricercatore Vito Lecci.

La manifestazione “Festival dello Spazio” punta alla divulgazione scientifica grazie alla “Galleria delle Scienze”, un grande contenitore scientifico ricco di esperimenti che saranno tenuti da importanti divulgatori e che avranno come comune denominatore l'interattività con il pubblico presente, grazie ad una serie di "Relazioni Divulgative", proposte da valenti personaggi della scienza che si confronteranno con il pubblico su argomenti molto interessanti, e da "Proiezioni" che avranno lo scopo di divulgare e far conoscere, con le immagini, diversi argomenti collegati all'Astronomia e all'Astronautica.

Inoltre la convention punta molto sulla immagine e sulla interattività. Ed è in virtù di questo che vi saranno delle importanti "Mostre" su meridiane, orologi solari, calendari astronomici, meteoriti provenienti da tutto il mondo (tra cui alcuni rarissimi frammenti di breccia lunare e basalto marziano) e su fotografiche Astronomiche.

Ci saranno poi delle "Esposizioni" dedicate al mondo dell'Astronautica. Sarà presentata la ricostruzione in scala 1:1 dello "Sputnik" (il primo satellite della storia), i "Vettori Americani" (Mercury, Titan e Saturn V), il "Modulo MLPL" (fornito dall' Agenzia Spaziale Italiana), la ricostruzione in scala 1:48 dell'"Atterraggio di Apollo 11" e l'esposizione di un frammento di coperta isolante volato sullo Space Shuttle (Missione STS-70).

Infine verrà allestito un grande Planetario che effettuerà, continuativamente, una serie di sessioni per tutti gli interessati. L'esperienza vissuta all'interno di un planetario, permette di riprodurre fedelmente la volta celeste con tutte le stelle, i pianeti ed altri oggetti visibili nel cielo. Inoltre, la visita all’interno di questa struttura dona la sensazione di trovarsi realmente sotto il cielo notturno stellato.

A impreziosire il Festival dello Spazio ci saranno ospiti illustri provenienti dai vari campi della ricerca scientifica, che terranno delle conferenze per esporre i risultati del loro lavoro e rispondere alle domande del pubblico.

Inoltre il Festival dello Spazio ha dato vita, insieme ad alcune classi di Istituti Scolastici di Bari e Provincia al “Programma Scuola – School Pass 2009”.

Oltre a tutto questo, vi sarà anche la prima edizione del “Premio Nazionale Divulghiamo la Scienza Galileo Galilei”, realizzato per premiare coloro che si sono distinti nel campo della divulgazione scientifica a beneficio dello sviluppo culturale e sociale dell’umanità.

Per questa edizione la “Festival Scienze Award Commission”, presieduta dal ricercatore scientifico Domenico Licchelli, assegna il premio all’Illustrissimo Prof. Dottor Luciano Guerriero (già Presidente Agenzia Spaziale Italiana) per la sua prestigiosa opera divulgativa svolta nel corso di oltre mezzo secolo. La premiazione avverrà, al cospetto di media e ospiti, all’interno della manifestazione.

STAR TREK NAUTICON - La parte fantascientifica, invece, viene realizzata in collaborazione con il fan club “U.S.S. Nautilus”, il punto di riferimento per tutti i fan di Star Trek in Puglia.

La “Nauticon – la Manifestazione dedicata a Star Trek” intende diffondere, attraverso numerose attività presenti all’interno dell’evento, la saga creata da Eugene “Gene” Roddemberry nel lontano 1966 e che ha visto prodotti cinque serie televisive e undici film.

All’interno della NautiCon sarà possibile trovare la “Galleria della Fantascienza”, al cui interno vi saranno mostre di oggetti particolari, “Proiezioni” delle migliori puntate di serie di Star Trek, “Relazioni e dibattiti” con l’interazione con il pubblico e molto altro ancora.

Grande attenzione è stata data alla scenografia della Nauticon che vedrà, tra le altre cose, la riproduzione in scala 1:1 del “Teletrasporto” (un oggetto molto comune in Star Trek) e della rivisitazione trek di una “Lambretta” della Piaggio.

Completano la NautiCon le “Conferenze” tenute da esperti di fantascienza e il prestigioso “Premio Nazionale Divulghiamo la Fantascienza Gene Roddenberry”. Si tratta di un premio, assegnato dalla “Levante SciFi Award Commission” (presieduta dal giornalista Dott. Livio Costarella) che viene assegnato al miglio divulgatore di fantascienza, sia essa persona fisica o ente, dell’anno.

Per il 2009 la Commissione, dopo aver sentito anche una giuria popolare, assegna il Premio Nazionale Divulghiamo la Scienza Gene Roddemberry allo Star Trek Italian Club, l’unico club riconosciuto ufficialmente dalla Paramonut in Italia.
La premiazione avverrà, al cospetto dei media e degli ospiti del mondo della fantascienza, all’interno della manifestazione.

A impreziosire La LevanteCon ci saranno ospiti illustri provenienti dai vari campi della fantascienza, che terranno delle conferenze-dibattiti e risponderanno alle domande del pubblico. Tra essi annoveriamo il famoso scrittore Donato Altomare.

Inoltre è prevista, all’interno della manifestazione, la presentazione del “Premio Nazionale di Letteratura Fantascientifica Giulio Verne” che partirà dalla prossima edizione del 2010 che si svolgerà sempre a Bari e sempre al Conference Center Sheraton Nicolaus Hotel.
Altre venti attività ludiche e scientifiche completeranno, poi, il ricco programma della Manifestazione LevanteCon 2009.

La LevanteCon e eventi correlati sono patrocinati dalla Provincia di Bari, dalla Regione Puglia, dell'Agenzia Spaziale Italiana e da altri importanti enti. L’ingresso alla manifestazione è completamente gratuito e le attività proposte sono aperte a tutti gli appassionati, e non solo, che parteciperanno all’importante evento divulgativo.

Ufficio Stampa LevanteCon

Infotel: 347 1003115
Sito Web: www.levantecon.it
Email: ufficiostampa@levantecon.it

giovedì 26 febbraio 2009

Tiro Rapido, letteratura gialla in 550 minuti.



Torna la gara letteraria promossa e sostenuta da Porsche Italia.

Pur non trattandosi di fantascienza, non si può trascurare questa importante manifestazione letteraria che Porsche Italia ha organizzato anche quest'anno (ricordo i post in questo blog dello scorso anno in merito a "Volo Rapido", qui e qui.)

I partecipanti dovranno scrivere un racconto libero di 2550 battute, sulla base di una traccia fornita ad hoc dalla giuria, in un tempo non superiore a 550 minuti (9 ore e 10 minuti). Il racconto dovrà essere quindi quanto più raffinato possibile in merito a sintassi, lessico, morfologia, e musicalità delle parole.

La selezione si articola in 7 prove eliminatorie che si svolgeranno in altrettante città italiane più la prova finale. Ogni partecipante può prendere parte ad una sola eliminatoria. Da ogni eliminatoria la giuria selezionerà i due migliori racconti. I 14 selezionati dalle singole eliminatorie parteciperanno alla prova finale la cui durata sarà di 356 minuti. Il testo giudicato migliore dalla giuria, fra quelli elaborati alla finale, vincerà la terza edizione di Tiro Rapido e verrà pubblicato sull’Europeo. Inoltre lo stesso racconto e quelli degli altri finalisti verrà pubblicato in un unico volume dal titolo Tiro Rapido. Edizione 2009. Il libro potrà quindi essere presentato dall’autore del miglior racconto e da altri autori indicati dalla giuria in varie città italiane nell’ambito delle serate culturali del ciclo “Cinque Sensi d’autore” , o altri eventi simili, organizzati da Porsche Italia.

Il calendario

8 aprile, Treviso
11 maggio, Como
8 giugno, Mantova
6 luglio, Pesaro
7 settembre, Palermo
28 settembre,Perugia
12 ottobre, Napoli
novembre, Milano - Finale e convegno

Svolgimento delle eliminatorie

Le prove eliminatorie inizieranno tutte alle ore 10.30 e si concluderanno quindi entro le ore 19,46. Le location in cui si svolgeranno le eliminatorie verranno comunicate direttamente agli interessati.
I partecipanti dovranno presentarsi alla location entro le 10.00. Dopo la registrazione prenderanno posto in sala, dove riceveranno dalla giuria due indicazioni che dovranno utilizzare come traccia o ispirazione per elaborare il loro racconto. Il numero massimo di partecipanti ammesso è in relazione alla disponibilità di posti delle location.
Da quel momento inizia la fase di scrittura e i partecipanti non potranno allontanarsi dalla location prima di aver consegnato la versione definitiva del testo.
E’ possibile scrivere a mano a macchina o con il proprio computer. I supporti informatici per la redazione dei testi non verranno infatti forniti dall’organizzazione. Sarà garantito un servizio di ristoro gratuito per i partecipanti.

La finale e la cerimonia conclusiva

La finale si svolge con le stesse modalità delle prove eliminatorie, salvo essere limitata ai soli finalisti selezionati dalla giuria durante le eliminatorie e per la durata che sarà di 356 minuti.

La giuria

La giuria è composta da: Daniele Protti (presidente), Andrea Rossi (direttore mensile Max), Andrea Monti (direttore settimanale Oggi), Giuseppe di Piazza (direttore di Magazine, settimanale del Corriere della Sera), Fiorenza Vallino (direttore di Io Donna, del Corriere della Sera).
La segreteria organizzativa è a cura di Porsche Italia.

Come iscriversi

Per iscriversi bisogna prendere visione del regolamento di partecipazione e quindi compilare la scheda di adesione seguendo le istruzioni ivi contenute.
La richiesta di iscrizione e l’eventuale partecipazione sono gratuite

TIRO RAPIDO 2009, Regolamento di partecipazione

Art.1) La partecipazione alla selezione di racconti liberi Tiro rapido è aperta a tutti.

Art.2) L’iscrizione è sempre possibile con l’unico limite della capienza delle sedi delle selezioni (40 posti a sedere). E’ riservata una quota del 20% dei posti disponibili nelle diverse sedi ai lettori dell’Europeo che abbiano inviato unitamente alla scheda di adesione anche lo speciale coupon pubblicato nella rivista stessa.

Art.3) L’iscrizione avviene tramite l’invio della scheda di adesione compilata in tutte le sue parti via e - mail all’indirizzo mailto:volo.rapido@porsche.it o via fax allo 049 8706831.

Alla scheda di adesione va allegato un breve curriculum vitae.

Art.4) L’assegnazione dei posti avverrà ad insindacabile giudizio della segreteria organizzativa e sarà resa nota ai partecipanti per via telefonica entro una settimana quando l’iscrizione sia avvenuta con l’invio della scheda.

Art.5) La selezione si articola in 7 prove eliminatorie che si svolgeranno in altrettante città italiane. Ogni partecipante può prendere parte ad una sola prova eliminatoria, a seguito della quale la giuria selezionerà i due racconti migliori. Gli autori selezionati parteciperanno alla prova finale. Il racconto giudicato migliore dalla giuria, fra quelli elaborati alla finale, vincerà la seconda edizione di Volo Rapido e verrà pubblicato sull’Europeo. La segreteria organizzativa si riserva la possibilità di dividere a proprio insindacabile giudizio i partecipanti a ciascuna eliminatoria in più gruppi, qualora il loro numero eccedesse la capienza della location scelta per la eliminatoria, ed eventualmente utilizzare anche sedi alternative. Ogni gruppo di partecipanti avrà comunque a disposizione il medesimo tempo per realizzare il proprio elaborato, per tanto l’evento potrà ripetersi con identiche modalità anche in momenti successivi. Verrà inoltre pubblicata un’antologia con il racconto vincitore e quelli degli altri finalisti, nei confronti dei quali la giuria può riservarsi il diritto di scegliere il testo presentato alla tappa eliminatoria invece di quello presentato alla finale.

Art.6) La giuria è presieduta da Daniele Protti, mentre componenti sono Andrea Monti, Andrea Rossi, Giuseppe di Piazza, Fiorenza Vallino. La segreteria organizzativa sarà a cura di Porsche Italia.

Art.7) L’iscrizione alla selezione per aspiranti scrittori comporta la totale accettazione di questo regolamento di partecipazione.

Art. 8) L’autore del racconto giudicato migliore ed alcuni altri autori scelti dalla giuria potranno essere invitati a presentare il volume Tiro Rapido negli incontri letterari del ciclo “Cinque Sensi d’autore” , o altri eventi simili, organizzati da Porsche Italia in varie città italiane

E' online il Bando del XV TROFEO Ri.L.L.

XV Trofeo RiLL - Il Miglior Racconto Fantastico
in collaborazione con la rivista Prospektiva, la rivista Tangram, la rivista La Vallisa,la Nexus Editrice, le edizioni Il Foglio,la manifestazione Lucca Comics & Games,la fanzine Anonima Gidierre e la Federazione Ludica Siciliana.
RiLL - Riflessi di Luce Lunare gestirà le varie fasi dell'iniziativa e selezionerà, tra gli scritti pervenuti, i racconti finalisti. Questi saranno poi valutati dalla Giuria Nazionale, costituita da scrittori, giornalisti, autori di giochi, professori universitari.Ciascun testo verrà giudicato per l’originalità della trama e dell’intreccio, per la forma e la chiarezza narrativa.
La cerimonia di proclamazione dei vincitori avrà luogo nell’autunno 2009, all’interno della manifestazione Lucca Comics & Games. Sarà cura del Comitato Promotore comunicare (per lettera o via e-mail), fra luglio e ottobre 2009, le modalità della conclusione del concorso (data, luogo, orario...) a tutti i partecipanti.
Il racconto vincitore verrà pubblicato sulle riviste Prospektiva e Tangram; inoltre, il suo Autore riceverà un premio di 250 euro (dal Comitato Promotore), e un buono acquisto di 55 euro in prodotti della Nexus Editrice. Il racconto secondo classificato sarà invece ospitato sulla fanzine Anonima Gidierre.
Il Comitato Promotore si impegna a curare la stampa di un volume con i migliori lavori o a cercare altre fanzine e riviste interessate a pubblicarli.La redazione della rivista La Vallisa, in particolare, si riserva di scegliere fra i premiati uno o più racconti da ospitare sulle proprie pagine. I responsabili della casa editrice Il Foglio, inoltre, si riservano di pubblicare su propri volumi uno o più racconti giunti nella rosa finalista.
REGOLAMENTO qui (scarica il bando in .pdf)
(Fonte: www.Rill.it)

domenica 15 febbraio 2009

“Premio Nazionale Divulghiamo la Fantascienza - Gene Roddenberry”



Un Premio Nazionale per la Divulgazione Fantascientifica.
La Premiazione a Bari il 29 marzo 2009 allo Sheraton Nicolaus Hotel.

Premio Nazionale Divulghiamo la Fantascienza

La “Associazione Culturale Giulio Verne” si prefigge lo scopo di contribuire, fattivamente, alla divulgazione fantascientifica attraverso iniziative che ne evidenzino l’importanza per la cultura di una società. In particolar modo, si vuol mettere in risalto lo stretto collegamento esistente tra la fantascienza e la scienza, intese non come due entità distinte e separate, ma come l’una ispiratrice dell’altra.

La fantascienza, infatti, oltre ad un aspetto puramente ludico, ha soprattutto la capacità di stimolare le menti delle persone e spingerle verso lo studio e la ricerca dei fenomeni scientifici che regolano il nostro universo. Affinché l’importanza della fantascienza sia evidente, però, tali collegamenti devono essere divulgati nei confronti del maggior numero di persone possibili.

Il “Premio Divulghiamo la Fantascienza - Gene Roddenberry” è un riconoscimento speciale assegnato dalla Associazione Culturale Giulio Verne e dalla “Levante Sci-Fi Award Commission” presieduta dal giornalista e scrittore Livio Costarella, a chi, come divulgatore fantascientifico, ha saputo diffondere al grande pubblico la passione per la fantascienza contribuendo ad accrescerne la sua diffusione e la sua importanza nell'ambito della cultura umana, facendola uscire dai circoli degli appassionati dove è nata, per esser portata a conoscenza di tutti.

Un importante divulgatore fantascientifico italiano è lo “Star Trek Italian Club” (STIC). Concepito sin dal 1982 da un gruppo di amici appassionati della saga di Star Trek, il Club viene fondato ufficialmente nel 1986 e, sin da subito, riesce a riunire tutti gli appassionati italiani di Star Trek divenendone un vero e proprio punto di riferimento a livello nazionale.

Nel corso del tempo le attività del Club dedicate a Star Trek divengono sempre più ampie, stampando riviste specializzate, organizzando eventi e aiutando il prossimo raccogliendo fondi da donare in beneficenza in perfetto stile “trek”. Con l’uscita delle successive incarnazioni televisive e cinematografiche di Star Trek, lo STIC collabora con le Case di doppiaggio italiane per garantire quella continuità e coerenza che caratterizza la saga.

Lo stesso discorso viene fatto anche con le versioni cartacee di Star Trek, collaborando con i traduttori di romanzi, fumetti e diversi altri prodotti legati all’universo creato da Gene Roddenberry.

Allo STIC, in particolar modo, va riconosciuto il suo notevole contributo nel diffondere Star Trek in Italia attraverso la partecipazione a vari eventi radiofonici e televisivi e attraverso attività realizzate in prima persona come la “STICCON”, la manifestazione italiana dedicata a Star Trek.

Grazie a questo costante impegno, nel 2001 lo STIC riceve dalla Paramount (la Casa statunitense realizzatrice di Star Trek) il riconoscimento di “Fan Club Ufficiale Italiano di Star Trek”, un riconoscimento importante e prestigioso che solo i migliori Club di ogni Paese possono vantare.

Per questi motivi, la “Levante Sci-Fi Award Commission” del Premio Divulghiamo la Fantascienza - Gene Roddenberry è orgogliosa di assegnare la prima edizione del prestigioso riconoscimento allo Star Trek Italian Club (http://www.stic.it/).

Il Premio prende il nome da Eugene “Gene” Roddenberry, un grande scrittore che, grazie alla sua immaginazione, ha saputo riscrivere le regole della fantascienza creando quella che sarebbe diventata la serie fantascientifica per antonomasia, “Star Trek”. Grazie alla sua opera, Gene Roddenberry è stato uno dei migliori divulgatori fantascientifici di tutti i tempi.


Il Premio verrà assegnato tramite cerimonia solenne durante la “LevanteCon – la manifestazione italiana di Scienza e Fantascienza” (http://www.levantecon.it/). La Convention si svolgerà a Bari il 29 Marzo 2009, dalle ore 9:00 alle 21:00 nel Conference Center Sheraton Nicolaus Hotel con ingresso gratuito e accesso libero ad ogni attività presente.

La LevanteCon è un evento organizzato dall’Associazione Culturale “Giulio Verne” in collaborazione con il Complesso Astronomico “Sidereus” e la USS Nautilus, club di Star Trek.
La Convention è inoltre in collaborazione con l’ente Provincia di Bari e la Presidenza della Regione Puglia e patrocinata dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Presidente Levante Sci-Fi Award Commission
Dott. Livio Costarella

Infotel: 347 1003115
Sito Web: www.levantecon.it
Email: ufficiostampa@levantecon.it

(Fonte: comunicato stampa PREMIO DIVULGHIAMO LA FANTASCIENZA – GENE RODDENBERRY © by 2008 Associazione Culturale GIULIO VERNE)

domenica 1 febbraio 2009

Una bella iniziativa per autori FS - "Circo Massimo"

Bando XII “Circo Massimo”

A. Il Bando
Edizioni XII bandisce un Premio Letterario denominato Circo Massimo, la partecipazione al quale è aperta a tutti.
B. Quota di Partecipazione e Modalità d'Iscrizione
Premessa: Il Circo Massimo è un Premio Letterario, e non una selezione editoriale. Non riguarda l’attività editoriale di Edizioni XII. I racconti vincitori del Circo Massimo non saranno necessariamente pubblicati da Edizioni XII. Questo non toglie che i racconti che partecipano al Circo Massimo potranno, a discrezione degli autori, prendere parte anche a selezioni editoriali di Edizioni XII.
La quota di partecipazione è pari a 15 euro per il primo racconto in gara, 5 euro per ogni eventuale ulteriore racconto. È possibile partecipare con massimo 2 racconti per ogni autore, per ognuna delle due categorie (quindi con un massimo di 4 racconti in tutto, 2 per sezione, pagando 30 euro).
Gli autori potranno corrispondere la quota tramite:
Bonifico bancario Numero conto: 0000006494 Intestazione conto: ASSOCIAZIONE CULTURALE XIICIN: XABI: 05584CAB: 52710BBAN: X0558452710000000006494IBAN: IT64X0558452710000000006494indicando la causale “Iscrizione concorso Circo Massimo 2009”.
Paypal:
nfo@xii-online.com
indicando la causale “Iscrizione concorso Circo Massimo 2009”.
Vaglia Postale intestato a: Associazione Culturale XII, via Regurida 2/a, 23806 Torre de' Busi (LC).
Nel caso in cui il partecipante sia un minore sarà necessaria la sottoscrizione anche di un genitore (o di chi ne fa le veci). Gli organizzatori non saranno responsabili per il mancato recapito delle opere. Gli autori devono inviare i dattiloscritti, in unica copia, allegando a parte, o copiando nel testo della mail una domanda d’iscrizione, entro il termine improrogabile del 31 marzo 2009 via e-mail (allegato .pdf, .doc, .rtf, .odt.) a circomassimo@xii-online.com
Chi non ha una e-mail può spedire via posta al seguente indirizzo: Associazione Culturale XII, via Regurida 2/a, 23806 Torre de' Busi (LC).
La domanda d'iscrizione deve contenere i seguenti dati: nome, cognome, indirizzo, recapiti; titolo/titoli e categoria dei racconti in gara; dichiarazione di possesso dei diritti sull'opera; consenso/diniego alla pubblicazione online del racconto per la durata del Premio; dichiarazione di presa visione e accettazione delle condizioni di concorso; autorizzazione al trattamento dei dati personali ai fini del concorso.
Visualizza o scarica la Domanda d'Iscrizione >>
C. Categorie
Si svolgeranno due tornei separati per le due categorie Fantascienza (SF) e Fantastico (FA). Entrambe le categorie includono tutti i rispettivi sottogeneri, quindi:
SF: space opera, cyberpunk, storia alternativa, ucronia etc. etc.
FA: horror soprannaturale, fantasy, surreale, grottesco etc. etc. Racconti “borderline” (per esempio di genere fantarcheologico) potranno essere, a giudizio della commissione, spostati da una categoria all’altra, previo contatto con l’autore.
Saranno decretati e premiati i vincitori delle due categorie indipendentemente. Il Premio Massimo (vedi punto F) sarà assegnato al vincitore assoluto dello Scontro Finale, che vedrà il vincitore della categoria Fantascienza opposto a quello della categoria Fantastico (vedi il punto E per maggiori dettagli).
D. Formato, Requisiti
I racconti dovranno misurare al massimo 20.000 caratteri, spazi inclusi. Racconti più lunghi saranno esclusi; non c'è alcuna percentuale di tolleranza. Non c’è un limite minimo di lunghezza.
Dovranno essere assolutamente anonimi; i dati personali andranno indicati su foglio a parte (domanda d’iscrizione).
L’Autore dovrà essere l’unico titolare dei diritti sul racconto. A questa condizione, sono ammessi anche racconti editi. È richiesta, sempre sulla domanda d’iscrizione con i dati dell’autore, un’espressa dichiarazione di inediticità.
L’Autore dovrà indicare esplicitamente nella domanda d’iscrizione se desidera che il suo racconto sia leggibile da parte del pubblico, o meno. In caso affermativo, sarà pubblicato online per la durata del concorso.
E. Premi e Premiazioni
Saranno calcolati due montepremi distinti, uno per la sezione Fantascienza e uno per la sezione Fantastico. I due montepremi sono pari al totale dell’incasso delle quote di partecipazione di tutti i partecipanti della categoria. I montepremi saranno divisi tra i premiati come segue, all'interno di ciascuna delle due categorie (FS e FA):

Posizione
1° classificato: 30% totale
2° classificato: 20% totale
3° classificato: 10% totale

Il 60% in totale dei due montepremi verrà quindi distribuito tra i vincitori, come indicato in tabella. Il restante denaro resterà a XII a parziale copertura delle spese.
I due vincitori delle due categorie si confronteranno nello Scontro Finale per l’assegnazione del Premio Massimo. I vincitori saranno premiati durante una cerimonia all'interno della Festa Annuale di XII e La Tela Nera, che si svolgerà prima delle vacanze estive 2009 (indicativamente a giugno). Entro giugno verranno anche saldati i premi in denaro, tramite bonifico bancario o altra soluzione da concordare con i vincitori.
F. Il Premio Massimo
Verrà realizzata, dagli artisti di Diramazioni, una tavola illustrata relativa al racconto vincitore. Questa tavola sarà stampata su lastra d'alluminio, e consegnata al vincitore dello Scontro Finale durante la cerimonia di premiazione. L'immagine verrà poi utilizzata - sempre associata al nome dell'Autore e al titolo del racconto - come emblema per la successiva edizione del Circo Massimo.
G. La Giuria
La giuria, il cui giudizio sarà insindacabile, sarà composta da 12 membri selezionati tra professionisti dell’editoria, editor e scrittori.

Ulteriori informazioni: qui

mercoledì 31 dicembre 2008

Il guardiano

1. Un uomo e un ragazzo

-In queste tre settimane non ho mai smesso di chiedermi perché abbiate pensato proprio a me per questo lavoro assurdo.-disse il ragazzo, ancora incredulo, guardando l’uomo dritto negli occhi e aspettandosi finalmente una risposta soddisfacente.
-Non sono io che prendo queste decisioni.- si limitò a rispondere ancora una volta l’uomo con la consueta aria misteriosa e per nulla messo in difficoltà dalla schiettezza del piccolo -e comunque, sono convinto che dopo i tuoi primi quindici secondi lo comprenderai da solo. E se non sarà così,- aggiunse sorridendo, dopo una pausa in cui ostentò un finto disinteresse -vorrà dire che abbiamo sbagliato persona.
Fuori dalla grande roulotte il crepitio del fuoco si mescolava al suono mesto e lento della chitarra che accompagnava la dolce voce di Jasmine. Le ombre degli uomini raccolti intorno alle fiamme tremolavano sulla gigantografia delle Alpi Dinariche che copriva la parete dietro all’uomo, e il ragazzo ebbe più volte l’impressione che qualcuno ogni tanto li stesse spiando.
Forse era proprio così; del resto, era ormai chiaro che tutti, là fuori, nel piccolo villaggio di vecchi caravan e Mercedes smarmittate, si aspettavano molto da lui.
Il ragazzo abbassò umilmente lo sguardo, poi quelle parole tremende iniziarono a vorticare in ogni angolo della sua testa, e si agitò improvvisamente.
-Quindici secondi?- gridò -come potrà essere tutto finito in quindici secondi, Matthew?
L’uomo rispose con la flemma che possedeva per indole britannica, e aveva consolidato negli anni di convivenza con i suoi amici gitani: -sarà questo il tempo che avrai a disposizione, Azouz. Non un secondo di più. Non dipende da noi, lo sai. Quando si apre il varco abbiamo esattamente quindici secondi di Tempo Standard. E’ in questa finestra che dovrai operare. Potremmo addestrarti, potresti aprire una finestra per vedere semplicemente come te la cavi, come ti muovi in città, come si fa a cercare gli indizi, a interagire con l’ambiente, ma perderemmo un’occasione preziosa, e non è nostra abitudine aprire una finestra solo per gioco o per addestrare qualcuno.
-Le occasioni sono troppo poche!- proruppe poi inaspettatamente, avvicinando il suo volto a quello del piccolo, e tentando di scuoterlo dal torpore della sua incredulità.
-Possiamo aprire solo cento, centodue finestre in ogni anno solare, e non possiamo permetterci di sprecarle. E se ne aprissimo anche solo centocinque, come è successo l’anno in cui abbiamo salvato JFK dall’attentato, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche. Nel 1963 ci furono uragani devastanti, e nessuno ha mai sospettato che la terra è stata vicina ad uscire dalla sua orbita il giorno in cui abbiamo aperto la centocinquesima finestra. Il Consiglio del Tempo aveva deciso che bisognava correre il rischio. Il mondo sarebbe precipitato in un’era buia se John Fitzgerald Kennedy fosse morto quell’anno.
Prese fiato, e continuò:
-La guerra in Vietnam sarebbe durata ancora molti anni, e la Guerra Fredda sarebbe diventata infinita. Invece, siamo nel 1997 e non ci sono quasi più conflitti nel mondo da almeno vent’anni. Pensi che saremmo in questa situazione se avessimo “bruciato” troppe finestre, se non avessimo saputo trarre il massimo vantaggio da ogni opportunità?
Il ragazzo ascoltava con attenzione estrema, sforzandosi di cogliere il senso profondo di quelle parole. Capiva cosa il suo mentore gli stesse dicendo, ma era come se la sua mente si rifiutasse di ritenere plausibile un racconto così illogico e visionario.
Eppure, non era certo la prima volta che lo sentiva.
Il giorno in cui aveva conosciuto quello strano personaggio, quella donna che al bar della stazione lo aveva salvato in modo inspiegabile, non poteva non aver intuito che doveva essergli successo qualcosa di eccezionale.
Da quel momento, la sua mente era diventata incline ad accettare l’inaccettabile. Aveva visto il rapinatore, un ragazzo poco più grande di lui, sporco e denutrito, premergli la pistola sulla fronte; aveva sentito esplodere lo sparo. Il tempo si era come dilatato, e in quell’attesa infinita che il suo cranio venisse penetrato dalla pallottola, aveva capito che sarebbe morto prima ancora di aver modo di esserne terrorizzato; poi si era ritrovato improvvisamente dietro al bancone, steso per terra insieme a lei che gli costringeva la testa sul pavimento, e avrebbe giurato che anche i pantaloni che aveva indosso erano cambiati. Era certo di aver messo i jeans quel giorno, poche ore prima, e invece da quando era steso in terra aveva un paio di pantaloni di seta che ignorava persino di possedere.
E poi, come diavolo ci era arrivato a stare steso lì su quelle piastrelle fredde, con lei? Solo un attimo prima aveva sentito l’odore della polvere da sparo bruciata invadergli le narici…
Da quel giorno di solo tre settimane prima la sua vita era cambiata, ma ancora il ragazzo non aveva ben chiaro in che misura.
In seguito, aveva incontrato una serie di personaggi ancora più strani di quella donna; all’inizio li aveva trovati inquietanti e spaventosi; poi si era via via dovuto abituare alla loro stramberia. Era stato in giro per sottoscala, catapecchie e tuguri, aveva conosciuto chiromanti, maghi, zingari e stregoni wo-doo, persone che dietro ad un’immagine di ciarlatani, truffatori, delinquenti patentati nascondevano capacità e doti impensabili.
Una città parallela, nascosta nell’ombra delle periferie e vivissima di notte, i cui abitanti diventavano ogni giorno più amichevoli e affascinanti.
Era così che andava il mondo, gli ripeteva Matthew.
Da secoli, per non dire da millenni.
Barboni, diseredati, vagabondi, ruffiani, maghi, stregoni, psicanalisti falliti, illusionisti, prestigiatori d’avanspettacolo, ipnotizzatori da circo, tutti ben felici della loro finta marginalità che consentiva loro di svolgere fieri e indisturbati il ruolo segreto di benefattori dell’umanità.
Il ruolo segreto dei Guardiani del Tempo.
-Come farò a capire cosa dovrò fare, e come dovrò farla, e soprattutto… dove?- domandò Azouz, sempre più nervoso e preoccupato della responsabilità che incombeva.
-Ricorda bene quel che ti dirò ora, piccolo.
Matthew aveva assunto un’aria rassicurante; era ora che il cucciolo si mettesse in piedi e camminasse senza l’amorevole ditino del sempre presente papà.
-Ci sono sempre e solo due modi di fare quel che va fatto. Il primo è quello che chiamiamo il “Migliore”, il secondo è decisamente il “Peggiore”, ma ci sono casi in cui le cose peggiori sono le uniche da fare e allora vanno fatte.
-Proprio come è successo con me?- chiese il piccolo che, tornato con la mente al giorno della rapina al bar della stazione, cercava inutilmente di strozzare in gola il singhiozzo e si faceva livido in volto, mentre una lacrima tradiva le sue emozioni più nascoste.
-È così, Azouz. Quando Maruska ha aperto la finestra delle finestre, giù alla stazione, in quel bar, non poteva far altro per salvarti la vita. Quel proiettile stava entrando nella tua epidermide, nel momento in cui lei lo ha preso e lo ha spostato qualche centimetro più in alto. E poi, siccome non era tranquilla, lo sai com’è protettiva con voi più piccoli, è l’istinto materno, lei… ti ha sollevato e messo al riparo dietro al bancone; era autorizzata a fare tutto il necessario, in un caso simile, e lo ha fatto. Se ti passi un dito sulla fronte, potrai sentire la tua giovane pelle scalfita in un punto preciso. Era quel proiettile.
-La finestra… delle finestre? - Azouz sentiva che via via che gli venivano date delle risposte, in lui nascevano altre domande.
-È una finestra che viene aperta per selezionare un potenziale guardiano, il cui compito, se sarà stato scelto, sarà poi quello di aprire altre finestre; è per questo che si chiama così. Accade spesso che quando si deve aprire una finestra delle finestre si debba intervenire nel modo Peggiore. Il modo Peggiore è quando spostiamo gli oggetti fisicamente, e in questo caso nel Tempo Standard si generano fenomeni che la gente non è in grado di spiegare. Questi “misteri”, soprattutto se accadono in pubblico, possono scatenare isterismi, paura, alimentare credenze, far pensare ai miracoli, o alla reincarnazione. Quasi tutte le religioni sono nate così, piccolo. E’ da millenni che sorvegliamo il tempo, noi.
Dentro di sé, ascoltando quell’uomo da ormai tre settimane, seguendolo in ogni angolo putrido e buio di Parigi, Azouz sentiva che acquistava la conoscenza che occorreva per capire meglio molte cose prima inspiegabili della storia dell’umanità e, cosa ancor più importante, si sentiva sempre più orgoglioso delle proprie umili origini, la comunità tunisina della Banlieu numero undici, che, grazie a lui, sarebbe entrata a pieno titolo fra le reiette tribù di periferia che donavano coscritti alla Guardia del Tempo.
-Cosa è successo a quel ragazzo, quello che voleva uccidermi?
-Esattamente, piccolo; sei andato dritto al punto. Quello ti ha visto smaterializzarti e finire dietro al bancone, quando era ormai convinto di averti centrato in fronte con la sua Magnum, ed è andato fuori di testa. Lo hanno rinchiuso in un ospedale psichiatrico giudiziale; lo hanno imbottito di barbiturico ed è meglio per lui, credimi. Non potrà mai spiegarsi quel che è accaduto. E noi non possiamo certo dirglielo. Non ha le carte in regola per essere uno dei nostri, non è all’altezza. Uno che spara in una rapina, ad un ragazzino più piccolo di lui per giunta… no, no, non se ne parla. Un rapinatore non uccide. Gli assassini uccidono, piccolo. Gli assassini solamente. E noi non vogliamo assassini tra noi. Ladri, puttane, truffatori, quelli sono brava gente. Purché siamo noi a sceglierli. Se sentiamo che la persona in pericolo è uno a posto (e non chiedermi come facciamo, abbiamo tutti un bell’intuito qui, e lo stesso vale per te, o non ci ritroveremmo a parlarne oggi) apriamo la finestra delle finestre e lo salviamo; lui non capisce un fico secco di quel che accade, e noi glielo spieghiamo poi; se quello non dà segno di impazzire all’istante, potrà essere dei nostri. Ma non divaghiamo troppo, torniamo ai tuoi primi quindici secondi.
Azouz cominciava ad essere impaziente; ormai voleva solo arrivare a quella specie di battesimo del tempo più in fretta che poteva.
-Matthew, qual è il modo Migliore? come diavolo si fa?
-Il modo Migliore è il più difficile, Azouz, come in tutte le cose della vita. Ma prima che io te lo spieghi, dimmi, sai cosa vuol dire viaggiare alla velocità della luce, piccolo?
Azouz piegò la bocca in una smorfia di disgusto. Era la prima volta che Matthew tentava di spiegargli in dettaglio quel che succedeva all’apertura di una finestra, e l’esordio non era dei migliori; il ragazzo non sperava di capirci nulla. Velocità della luce, figurarsi, a quel punto l’inglese gli avrebbe anche parlato di uomini verdi e dischi volanti.
-Quando apri una finestra ti sembra che il mondo si fermi. Ma è solo un’impressione. Sei tu che acceleri, figliolo. Tutto il tuo corpo, la tua mente, il tuo cuore, persino il tuo pensiero, si muovono alla velocità della luce.
Ancora una volta, Matthew si avvicinò al ragazzo e stavolta sussurrò, fissandolo con gli occhi spalancati, per trasmettergli la sensazione di potenza infinita che il piccolo avrebbe dovuto governare all’apertura della finestra: -Tu ti muovi a trecentomila chilometri al secondo, Azouz, e loro invece si muovono a cinque all’ora, come tu ed io in questo momento. Ti sembreranno fermi, Azouz.
Poi si allontanò, e tirò un profondo sospiro.
-Ma non sono fermi, vero, Matthew? - Ribatté il ragazzo.
-Esatto, piccolo! Non sono fermi, la loro vita continua. Ma tu, per te invece sarà come se avessi più tempo di loro. Non so dirti nemmeno io quanto, ma molto, molto di più. E’ in quel tempo che Maruska ti ha tolto la pallottola dalla pelle della fronte; era pur sempre una pallottola velocissima Azouz, lei mi ha detto che se avesse aspettato, forse sarebbe addirittura riuscita a vederla muoversi. E tu saresti morto, lentamente. In quindici secondi, o giù di lì.
Matthew gli sorrise e Azouz lo ricambiò.
-Chi decide quando aprire la finestra?
-Tu, piccolo. Quando sarà il momento, lo capirai da solo. Al battesimo del Tempo devi solo ricordare di intervenire su persone poco famose, personaggi poco importanti; capirai bene, Azouz, che se dovessi fallire, il danno sarà minore. Se andrai bene, ti passerano alla divisione Spettacolo, e poi se farai carriera, potrai arrivare fino ai Politici Internazionali, o magari, chissà, se hai talento, potresti persino essere assegnato alla divisione Genii dell’Umanità! Ma come tutti, comincerai dalla gavetta, figliolo, la Gente Comune. Ti confesso che per i Guardiani è una palestra e nulla di più; te l’ho detto, abbiamo cento, al massimo centodue finestre all’anno e non possiamo sprecarle. Non c’è posto per le romanticherie, come salvare una donna qualunque, o… la paghiamo cara.
Matthew arrossì, nel dire quelle ultime parole, e poi tacque, quasi pentendosi di averle profferite.
Ma il piccolo era ancora troppo piccolo, e lasciò correre. Del resto, stava ancora aspettando una risposta che non era arrivata.
-Diavolo, vuoi dirmi qual è il modo Migliore? - gridò verso l’uomo.
-Non c’è una regola precisa, piccolo; quel che posso dire è che tutto ciò che non rientra nel modo Peggiore rientra in quello Migliore. Avrai la tua moto, la città ne è piena, in tutti i posti che ti ho insegnato, e potrai decidere dove andare. Mi hai detto che sai guidarla, vero? Tranquillo, non ci saranno i gendarmi a chiederti quanti anni hai! Dovrai indagare la vita del soggetto su cui interverrai. Potrai andare a casa sua, potrai visitare i parenti, i figli, la moglie, potrai indurre dei cambiamenti improvvisi nella vita della persona, e così creare un flusso di tempo diverso da quello di partenza, cambiando l’evento su cui avrai aperto la finestra, addirittura, se sei bravo, impedendo che avvenga.
-Vuoi dire… che andrò nel passato?
-No! - gridò Matthew balzando in piedi infuriato.
-Ci sarei arrivato proprio ora! questa è l’unica cosa che non potrai fare!
Azouz non comprese il motivo della rabbia del suo mentore, ma divenne rosso in viso ancora una volta e tacque.
L’uomo impiegò qualche secondo a calmarsi e tornare a sedersi sulla sedia a tre gambe.
-Azouz, nel passato non possiamo andare, intervenire sul passato è impossibile, e comunque molto, credimi, molto meno efficace di quel che facciamo noi, capisci? qual che facciamo noi è… scomporre il tempo in una successione infinita di istanti brevissimi, come… come…- l’uomo agitava le mani nell’aria e cercava le parole giuste; sapeva che dall’efficacia della spiegazione dipendeva il successo del piccolo e mimava con gesti ampi e goffi ogni immagine che descriveva -come spezzare una linea in una serie infinita di punti; se prendi un punto e lo sposti da quella linea, il punto successivo non sarà più dove era, e il corso degli eventi cambia, in un intervallo di tempo infinitamente piccolo, ma sempre nel tempo presente. La finestra, piccolo, la finestra è una linea nel Tempo Standard, una linea brevissima di quindici secondi, poco più di un punto nel flusso eterno del Tempo; ma quando ti muovi alla velocità della luce diventa lunghissima, piena di punti su cui puoi agire; cambia un solo punto laggiù, e cambierai tutta la linea qui, figliolo! Capisci, piccolo? Capisci cosa dico? A volte non serve spostare un proiettile, cioè una montagna di quei punti, ne basta uno solo, un solo granello di polvere del tempo, e il bello è che nessuno se ne accorge poi, di qua. Questo, piccolo, è questo il modo Migliore.
Matthew sospirò. Era molto soddisfatto delle parole che aveva trovato. Ma aveva così poca fiducia in se stesso, che sospettò addirittura che qualche collega avesse aperto una finestra in quel momento per cambiare gli eventi e fargliele trovare.
Poi invece si rese conto che era stato il ricordo di quella donna a farlo impennare verso la spiegazione più azzeccata. La donna di quando lavorava nella divisione Gente Comune, l’unica divisione operativa in cui avesse prestato servizio, riportando una serie copiosa di successi, prima di diventare un trainer. Quella donna di cui si era innamorato all’istante, in quella maledetta banca, e che non era riuscito a salvare, illudendosi di aver indotto un mutamento sufficiente, addirittura nel passato. Era stato allora che Matthew aveva capito che i Guardiani non avevano alcun potere sul passato. Che aveva solo modificato il presente in modo insufficiente, lasciandola morire. Che a volte un solo punto poteva non bastare. Che il romanticismo è fuori luogo quando hai una missione da compiere.
E aveva giurato a se stesso che non avrebbe più aperto finestre, o spostato punti, né lasciato morire nessuno; perlomeno, nessuno a cui volesse bene.




2. Paradossi


L’indomani mattina, Andy e Matthew girovagavano per Parigi senza meta e senza scopi.
Erano alla ricerca casuale dell’evento scatenante, e al tempo stesso sapevano di non doversene preoccupare eccessivamente. L’evento scatenante avrebbe indotto il ragazzo ad aprire la sua prima finestra, la numero 49 dell’anno 1997. Quell’evento sarebbe potuto avvenire di lì a poco, oppure i due avrebbero potuto dover attendere settimane, o mesi.
Se poi tutto fosse andato bene, per il resto dell’anno il piccolo avrebbe potuto aprirne al massimo altre due.
Quarantacinque secondi di vita in tutto. Meno, molto meno, di un bacio appassionato. Una breve apnea nell’infinito respirare della vita.
Matthew credeva profondamente nel piccolo. Ormai era il suo piccolo. Sarebbe stato disposto a tutto perché lui avesse successo. Perfino a morire. Ma non sapeva come avrebbe potuto aiutarlo, se fosse stato necessario. Era conscio che non sarebbe stato nemmeno possibile sapere se e quando il ragazzo avrebbe avuto bisogno d’aiuto, a meno che non fosse stato lui a chiederglielo.
Una simile procedura era prevista solo per casi di assoluta emergenza. Casi in cui il rischio fosse tale da pregiudicare l’incolumità del Guardiano o peggiorare l’andamento degli eventi durante l’apertura della finestra.
Matthew si domandava se il ragazzo, cui quella procedura era stata illustrata a dovere, sarebbe stato abbastanza intelligente da metterla in pratica se davvero ne avesse avuto bisogno. Decise di smettere di pensarci, facendo di nuovo l’immagine del dito del babbo che si ritrae con dolcezza dalla manina del bimbo che sogna ad occhi aperti di camminare da solo, e poi, sorpresa delle sorprese, cammina, e più in fretta del previsto.
In quell’immagine quel bimbo non cadeva affatto, e Matthew tirò un sospiro, che significava sollievo, speranza, e tanta fiducia.
L’uomo guardava continuamente il ragazzo. Il ragazzo lo sentiva e guardava dritto davanti a sé.
Matthew era impaziente, e l’unico modo per capire se i quindici secondi fossero già trascorsi era controllare l’espressione sul volto del piccolo. Tutto poteva avvenire nell’intervallo di tempo necessario ad attendere il verde e girar l’angolo di una strada, o soffiarsi il naso e metter via il fazzoletto.
L’uomo attendeva un battito di ciglia in più e il ragazzo attendeva l’istante in cui, come per incanto, il mondo, e il suo stesso mentore, si sarebbero immobilizzati, solidificati, cristallizzati, per chissà quanto.
I due avevano speso la nottata nel dissertare di dettagli tecnici di importanza fondamentale.
C’erano soprattutto due particolari su cui Matthew si era soffermato a lungo, e che pure Azouz aveva compreso essere vitali per il successo: il fenomeno del Contatto e il meccanismo della Variazione.
Si trattava in effetti delle due leve fondamentali grazie alle quali la missione sembrava avere un barlume di speranza di successo.
Il Fenomeno del Contatto non era ancora stato spiegato in modo soddisfacente, anche se alcune ipotesi teoriche erano state avanzate dai Ricercatori della Guardia del Tempo. Esso consisteva nell’osservazione, puramente empirica, che durante l’apertura della finestra tutti gli oggetti del Tempo Standard che venissero a contatto prolungato con il Guardiano acceleravano anch’essi fino alla sua stessa velocità. Come se le particelle del Guardiano trasmettessero la propria vibrazione a quelle dell’oggetto. A tal fine il contatto doveva avere una durata minima sufficiente, almeno dieci secondi di tempo relativo.
-Era a questo che mi riferivo, quando parlavo delle motociclette sparse per la città- aveva detto Matthew -solo se le toccherai a lungo, potrai usarle.
Tutto, nella finestra, si sarebbe mosso con lentezza infinita, a meno che non venisse toccato dal Guardiano per più di dieci secondi apparenti (corrispondenti ad un tempo infinitamente piccolo nella dimensione Standard). Un telefono cellulare nelle sue mani avrebbe potuto funzionare alla sua stessa velocità, (anche grazie al fatto che le onde elettromagnetiche viaggiano naturalmente e comunque alla velocità della luce e… purché vi fosse qualcuno in grado di rispondere alla velocità della luce!), una motocicletta avrebbe viaggiato alla stessa velocità, e così via. Ma naturalmente, la percezione della velocità relativa della motocicletta rispetto all’asfalto sarebbe stata la medesima del tempo standard; ottanta chilometri orari, questo era il massimo consentito dagli scassati e vetusti modelli, rubati dagli zingari o riassemblati dagli algerini (dei veri esperti), a disposizione dei Guardiani.
E poi, c’era quella storia importante della “Variazione”.
Il ragazzo avrebbe avuto con sé un Cronometro.
-Un orologio? – gli aveva domandato Andy con sorpresa quando l’uomo aveva iniziato a spiegare questo argomento.
Niente di tutto questo.
Il Cronometro, con la C maiuscola, era uno degli strumenti professionali più importanti del Guardiano.
Nessuno sapeva chi lo avesse inventato, né quando; di certo nell’antichità esso non era stato disponibile, con la conseguenza di rendere a volte interminabili le missioni dei Guardiani. Il Cronometro consentiva infatti di variare la velocità del Guardiano rispetto al Tempo Standard. Una volta aperta la finestra, e raggiunta la velocità della luce, era possibile decelerare in modo graduale fino a velocità finite, multipli interi della velocità del tempo standard, o ri-accelerare verso il massimo, la velocità della luce.
Tra i Guardiani, era ormai celebre l’aneddoto del vecchio Servo Samer.
Samer aveva prestato il suo servizio di Guardiano nell’antico Egitto, sotto il regno di Tutankamon.
L’uomo aveva aperto una finestra nell’attimo esatto in cui aveva intuito che stava per iniziare l’esondazione del Nilo dell’anno 1.444 A.C., per tentare, folle speranza, di salvare più persone possibile.
In quel caso si sentì autorizzato a spostare fisicamente migliaia di persone dalle rive del fiume: soprattutto contadini e schiavi giudei del Faraone intenti al lavoro nei campi.
A quel tempo il modo Peggiore era molto più praticato che nell’era moderna.
Fu proprio questo fenomeno, a generare le leggende alla base della celebre apertura del Mar Rosso da parte del Profeta Mosé, appartenente alla credenza biblica di almeno tre religioni. Si era trattato in realtà del fiume Nilo, ed anche altri dettagli della vicenda erano stati progressivamente distorti in modo aberrante nelle narrazioni orali che erano state alla base della scrittura del sacro libro.
Per portare a termine la sua missione, Samer aveva bisogno di cavalli e mezzi di trasporto, e all’istante dell’apertura della finestra i più vicini si trovavano a circa sessanta chilometri di distanza verso il Nord.
Per salvare tutte quelle persone, il virtuoso Samer impiegò non più di quindici secondi di tempo standard, tutti vissuti alla velocità della luce; ma il tempo relativo che egli trascorse nella finestra furono più di tre anni di viaggi a cavallo.
Quando tornò a casa era invecchiato, e sua moglie sentì che l’uomo aveva fatto un lungo viaggio, ma volle rispettare il suo silenzio e non gli chiese nulla.
A quel tempo non esistevano Cronometri, con i quali egli avrebbe potuto modulare la sua velocità, rallentando a valori più prossimi al tempo standard, e quindi, paradossalmente, impiegare meno tempo relativo per spostarsi.
Il piccolo Azouz avrebbe potuto invece muoversi a piacimento, semplicemente regolando la velocità: a minor velocità, il tempo standard sarebbe trascorso più in fretta e non ci sarebbe stato quindi alcun rischio di percepire eterne attese di tempo relativo.
Quando fosse tornato, avrebbe potuto avere la barbetta più lunga di qualche giorno, nulla di più.
Non fu affatto facile per Matthew far sì che il ragazzo afferrasse appieno il concetto, ma alla fine il piccolo pareva essersi persuaso. Gli era infatti molto più facile convincersi degli aspetti positivi di quella storia assurda che di quelli più catastrofici, e di questi ultimi ve n’erano indubbiamente parecchi.
Verso il primo pomeriggio i due decisero di prendere l’automobile. Avrebbero usato la vecchia Mercedes 190 di Ivan, uno dei capi del campo nomadi di Orly. Matthew guidava, con le difficoltà che da buon inglese non aveva mai perduto, legate a quella strana tendenza degli europei a fabbricare automobili con il volante nella parte sinistra dell’abitacolo.
C’era un clima molto caldo a Parigi in quei giorni di agosto; l’aria era umida e il cielo plumbeo minacciava un temporale.
Matthew guidava, e pensava a Olga.
L’aveva incontrata nella filiale della Banque Nationale de Paris di Place de Roget. Lei lo aveva urtato inavvertitamente con il braccio nella lunga fila davanti all’unico sportello dedicato a disoccupati, pensionati e immigrati, mentre, respinta dal cassiere, risaliva rabbiosamente la fila per prender posto e attendere il suo turno.
La donna non aveva per nulla notato l’inglese in attesa del suo sussidio, mentre lui notò subito la bella bielorussa in cerca di fortuna.
Fu una dolcissima fitta al basso ventre a cambiargli la vita.
Dopo pochi secondi, un marsigliese fuori di testa aveva fatto irruzione nella banca, ucciso l’agente di custodia con un colpo di rivoltella silenziata e scelto lei come ostaggio per indurre i funzionari a fare come diceva lui e chiudere le porte.
Jean “grilletto facile” (era così, seppe poi, che la polizia lo chiamava) teneva la pistola premuta contro la guancia della giovane donna, il cui bel volto era sfigurato dal terrore indelebile della morte imminente.
Matthew non ci pensò due volte e aprì una finestra temporale non autorizzata. Sapeva che una violazione del genere gli sarebbe costata il posto di Guardiano. Come era successo al vecchio Billy, l’americano, che per una violazione simile era stato ipnotizzato da Berthold il tedesco e indotto a dimenticare tutto quello che riguardava la sua precedente vita.
Ma non gliene importava proprio nulla: quella era la donna della sua vita, lui lo aveva deciso subito; l’avrebbe salvata anche a costo di non rivederla più.
Solo un folle come un Guardiano poteva essere così irrazionale.
Pensò che l’unico modo per ridurre l’impatto di un’azione non autorizzata fosse cambiare il più possibile l’apparenza degli avvenimenti e rimase a tal fine nella finestra per quasi quattro mesi di tempo relativo.
Quattro mesi nei quali girò tutta Parigi, mosse motociclette, automobili e perfino autobus nel traffico; spostò persone, cambiò biglietti di appunti, creò appuntamenti prima inesistenti, allo scopo di creare una falsa apparenza di un passato inesistente, in modo che al “risveglio” il movimento di tutte le persone coinvolte in quella faccenda sarebbe stato tale per cui, secondo il calcolatore probabilistico, Olga sarebbe stata salvata da una squadra di agenti speciali che sarebbe intervenuta sul posto con netto anticipo, al 94% delle probabilità. Un valore più che accettabile.
Inoltre, il calcolatore aveva stabilito che questo intervento avrebbe anche salvato la vita del rapinatore stesso, un dettaglio trascurabile a questo punto.
Sarebbe stato più facile togliere la pistola di mano a Jean “grilletto facile”, ma un mutamento del genere avrebbe avuto un impatto pubblico devastante, con imperdonabili ripercussioni sul corso della storia della città, e del mondo intero.
Matthew si era convinto di aver cambiato il passato. Si era sentito onnipotente.
E’ superfluo specificare che le cose non andarono come aveva sperato. La squadra speciale era intervenuta come previsto, Olga tratta in salvo, il marsigliese arrestato e processato.
Ma dopo sei giorni la ragazza era stata investita dall’automobile su cui viaggiava la moglie del delinquente, mentre questa si recava a far visita al marito nel carcere di massima sicurezza di Roissy. Non si riuscì a dimostrare che non si fosse trattato di una casualità.
-Matthew, Matthew!- gridò il piccolo mentre l’inglese non rispettava un passaggio pedonale, segno evidente per lui di distrazione profonda.
Azouz lo risvegliò così dalla ennesima visione di quel giorno lontano nel passato che Matthew stava rivivendo (come spesso gli accadeva), isolandosi completamente dalla realtà, per rimanere imprigionato nei mille lacci del ragionamento sugli eventi fra loro concatenati: la velocità dell’arrivo della squadra speciale, il tempo di estrazione dell’arma di Jean, l’investimento di Olga, e decine di altri dettagli ormai insignificanti, sui quali sempre prevaleva l’azzurro degli occhi della sua amata, tremanti di fiera rabbia slava mentre risaliva quella fila di derelitti autorizzati a percepire la carità ufficiale della Terza Repubblica.
Come lui stesso aveva detto al piccolo, e con severa aria di rimbrotto, il passato non poteva essere modificato, nemmeno dai Guardiani del Tempo.
-Matthew! - gridò il piccolo all’improvviso, a squarciagola, accalorato, sudatissimo e con un tono di voce completamente diverso, come se tornasse da chissaddove, ce l’ho fatta…!


3. Come fu che cambiai quella storia

A Matthew non lo dissi mai, ma io sapevo benissimo perché mi ero ritrovato addosso quei meravigliosi pantaloni di seta, il giorno in cui Maruska mi salvò.
Lei era una donna schietta, e me lo aveva detto subito, ma io avevo capito che Matthew si vergognava per me, e quindi non voleva essere lui a raccontarmelo. Mi proteggeva sempre, il mio vecchio inglese.
Ma io sapevo come stavano le cose.
Quando la finestra si era aperta, Maruska l’aveva vista subito.
Una grande macchia scura di bagnato all’altezza della mia verginità; il frutto del terrore di una morte imminente. Per evitare il mio imbarazzo, mi aveva messo addosso i calzoni del figlio, che la polizia le aveva ammazzato solo due mesi prima, durante la retata al bar dei polacchi di Rue de Bercy.
E’ uno dei due ricordi più vivi che ho di quel tempo lontano, quando eravamo noi a fare questo lavoro, gli anni meravigliosi in cui esisteva ancora la Guardia del Tempo, fatta di persone di carne e ossa, prima che arrivassero i Computer e il resto, che ora provvedono a tutto in modo automatizzato.
Il secondo ricordo che rispolvero gelosamente quasi ogni giorno di questa vecchiaia è proprio quella mia prima volta, quella sera d’agosto del 1997, laggiù, lungo la Senna.
Il vecchio Matthew adorava sentirmi raccontare com’erano andate le cose quel giorno.
Ci è morto, con quel racconto. Steso sul letto d’ospedale, alla veneranda età di centodue anni, si era addormentato alle mie parole, e il giorno dopo… puff.
Andato.
Partivo sempre nello stesso modo: “giravamo per Parigi, senza meta e senza scopi…”, e lui si metteva lì, in silenzio, ad ascoltare, come se fosse la prima volta che sentiva quella storia, della quale, manco a dirlo, lui era stato il regista.
Giravamo per Parigi, senza meta e senza scopi, e Matthew continuava a far finta di non guardarmi, ma io sapevo che non faceva altro che tenermi d’occhio.
Non vedeva l’ora di poter constatare il mio ritorno, perché questo sarebbe significato in un colpo solo che ero partito, che i miei primi quindici secondi erano stati consumati, che quel battesimo era avvenuto.
Così, la sua paura per me si sarebbe placata, almeno fino alla finestra successiva.
Sapevo cosa dovevo fare per aprire la finestra, come usare il vecchio Cronometro, come balzare in quella dimensione che al giorno d’oggi è considerata così normale, così facile. Sapevo come avrei potuto regolare la mia velocità.
Quello che non avevo affatto compreso era come capire quando dovessi usare il Cronometro, e aprire quella maledetta finestra. Matthew me lo aveva ripetuto tante volte, ma a me pareva una cosa troppo improbabile, tanto era irrazionale.
E sì, che era l’epoca della razionalità, quella, e non era facile, per un ragazzino poi, capire certi discorsi.
Me lo aveva spiegato in tutte le salse: “a livello inconscio, sentirai quando è il momento prima che accada qualcosa di irreparabile, e avrai i tuoi quindici secondi di eternità per evitare in ogni modo che accada”.
A livello inconscio! Figurarsi se avrei potuto capire. Avevo già troppi problemi con il concetto di velocità della luce e tutto il resto.
Ma era così.
La scintilla della saggezza si accende spontaneamente, e perfino oggi che il meccanismo d’apertura è automatizzato, è sempre l’essere umano che deve vedere e decidere il quando.
L’esatto momento di apertura della finestra precede l’evento che si vuole evitare, questa è la chiave di tutto. E’ come se l’essere umano percepisse qualcosa che sta per succedere, da piccoli segnali, dettagli insignificanti, come un’intuizione, priva della lungaggine del ragionamento logico, una pulsione immediata, irresistibile, diretta.
La mano si porta automaticamente sulla levetta rossa del Cronometro e tutto ha inizio. E dopo quindici secondi, tutto ha fine.
Fu in quel tunnel.
Vidi quella grossa auto scura superarci a gran velocità, e gli occhi della principessa sfiorarmi per un istante, mentre il suo autista si accingeva a spostarsi verso il basso per rispondere al telefono cellulare.
Aprii la finestra senza neppure accorgermi che lo stavo facendo.
Fu un cortocircuito, una specie di movimento istintivo. Avevo visto qualcosa e mi ero mosso. E’ così che vive l’essere umano.
La sensazione fisica fu orrenda.
Fu come l’improvviso frenare di un immenso ascensore contenente l’universo, dopo una salita di diecimila piani, una corsa di miliardi di miliardi di miliardi di anni.
Sentii il peso del mondo scaricarsi sulle mie spalle, durante quell’assurda frenata. Sentii il respiro sospendersi per alcuni istanti, come mi era stato spiegato; poi le particelle d’aria che rimanevano a contatto con la mia bocca, con la mia trachea, accelerarono anch’esse e mi raggiunsero in quel mondo lontano, e potei respirare ancora.
Guardai tutt’intorno e vidi l’usuale filmato dell’esistenza rallentare, per bloccarsi in un singolo fotogramma, trasformarsi in una immagine fissa e sovraesposta.
Oltre a me, in quel mondo privo di suoni si muovevano solo i raggi di luce, che vedevo come linee, talora continue, talora interrotte o tratteggiate, di colori variabili.
Guardai Matthew e vidi che il suo volto scolpito nella carne fredda aveva appena iniziato ad assumere un’espressione preoccupata, quasi avesse intuito quel che stava per accadere. Pensai a quanto mi mancava quel maledetto inglese che aveva sempre la risposta giusta. Gli posi una miriade di domande, rifiutandomi all’inizio di ammettere che tutto stesse succedendo davvero, e sperando in una risposta, una sola, che non arrivò.
Poi scesi dalla vecchia auto e iniziai a lavorare.
Stavo cominciando la mia prima indagine alla velocità della luce.
Avevo intuito il motivo di quella finestra, era chiaro che dovevo salvare quella donna, ed era altrettanto chiaro che avevo commesso la mia prima violazione; quella non era una persona comune, e quindi io, Azuz Khamir, di tredici anni, novellino in prova alla Guardia del Tempo, stavo già togliendo lavoro a qualche anziano delle divisioni superiori.
Ma ormai ero lì, e, come Matthew amava ripetere sempre, non potevo sprecare una finestra che era stata aperta.
Mi concentrai sulla scena che avevo davanti.
Nel gruppo scultoreo che stavo ammirando, la mia Venere era una principessa del Regno di Gran Bretagna, come suggerito dal sigillo sull’anello che portava, ed era avvolta dal caldo abbraccio di un giovane dignitario africano, forse del mio stesso paese, di corporatura robusta e di bell’aspetto. Sul sedile anteriore, oltre all’autista c’era un altro uomo, probabilmente una guardia del corpo.
Era chiaro che se l’autista avesse raggiunto il telefono per rispondere, l’auto sarebbe rimasta coinvolta in un mortale incidente. Almeno, questo era quello che la mia sensibilità inconscia mi suggeriva, ed oggi so quel che allora ignoravo: la mia sensibilità non ha mai fallito un colpo.
Dovevo rintracciare l’origine di quella telefonata, e interromperla. Il mio calcolatore di probabilità confermava che all’89% avrei potuto evitare un tremendo schianto dell’auto con questo semplice intervento.
Vidi che la Principessa stava tendendo la mano verso l’uomo, come fosse interessata a rispondere, e intuii quindi che la telefonata potesse provenire da molto lontano. Sul quadrante del telefono vidi un numero; mi sembrò strano, ma a quel tempo avevo sentito dire che i potenti del mondo potevano sapere chi ti chiamava.
Riconobbi il prefisso di Londra, quello che mia zia Amina componeva sempre per mettersi in contatto con l’altro ramo della famiglia.
Siamo sparsi in tutta l’Europa, noi altri.
Rintracciai la vecchia Husqvarna 80 nascosta lungo l’argine del fiume poche centinaia di metri più a Ovest, tenni le mie mani sul gelido serbatoio della benzina finché, dopo quelli che mi parvero dieci secondi, sentii l’arnese diventare caldo come me, ci montai sopra e tentai di mettere in moto.
Ci vollero vari tentativi; anche la benzina, l’ossigeno, tutto ciò che smobilitava dal Tempo Standard e raggiungeva me e la mia cavallina di metallo nella dimensione in cui eravamo, aveva bisogno di dieci secondi di contatto.
Guidato dalla mappa stradale, iniziai un avventuroso viaggio verso la Gran Bretagna. Attraversai le campagne a Nord di Parigi, e non mi sembrarono molto diverse da come le ricordavo. Fu curioso imbattersi per la prima volta in statue di mucche e contadini alla mungitura, trebbiatrici bloccate in mezzo ai campi, o in fumate immobilizzate nell’aria dai comignoli delle fattorie.
Alla fine raggiunsi Calais, e passai agevolmente fra le auto in fila per l’imbarco, una marea di lamiere mescolate a figure umane immobili nella loro concitazione.
Gente che partiva e gente che arrivava.
Vidi intere famiglie intente alla lite negli abitacoli delle auto, bigliettai che cercavano il resto in moneta, marinai con la bocca spalancata nell’atto di impartire ordini di imbarco, e dovetti perfino passare, a piedi, fra le braccia avviluppate di un inglese e un francese che se la davano di santa ragione per decidere a chi spettasse la precedenza. Dovevo stare molto attento, e non toccare nessuno per più di pochi secondi.
Il problema principale che incontrai fu il superamento del mare.
Non potevo certo muovere una nave. Tecnicamente sarebbe stato possibile, ma le conseguenze potevano essere irreparabili.
Perciò, su di un’imbarcazione di fortuna, una vecchia pilotina di porto, muovendomi su di un mare che pareva immobile e denso come una lastra di ghiaccio, e che si scioglieva al mio passaggio, formando un’unica linea di liquido in quella distesa di legno grigio, arrivai dall’altra parte in quel che mi parve poco più di un’ora del mio tempo.
Raggiunsi Londra ed entrai senza difficoltà nella possente Reggia di Buckingham, sotto il saluto militare delle Guardie di Palazzo che stavano effettuando la Cerimonia del Cambio.
Girai per molte stanze dai soffitti altissimi e finalmente lo vidi. Quell’uomo così buffo ed elegante, che era il marito della mia Principessa, e che teneva stretta la cornetta di un telefono portatile mentre ergeva il suo poco prestante fisico da mille bolle di sapone, che a me parevano delle grandi biglie di vetro colorato.
Era proprio lui che l’aveva chiamata.
Gli presi il telefono dalla mano ed estrassi la batteria dalla cornetta, interrompendo la telefonata.
Consultai il mio calcolatore di probabilità, che segnava un livello di correzione degli eventi del 99%.
Tornai di volata a Parigi.
Montai in auto, poggiai la testa sulle gambe di Matthew, e lo accarezzai, per meno di dieci secondi; non glielo dissi mai.
Poi presi il Cronometro, decelerai alla velocità del Tempo standard e così chiusi la mia prima finestra.
Guardai il mio vecchio, ora piangeva. Piansi anch’io.
Da allora, non ho mai smesso di amare questo lavoro.
Ancora oggi, dopo tutti questi anni, mi mancano tanto le mie parentesi di eternità.