domenica 23 ottobre 2011

La mia intervista nel Blog di Edizioni XII.

Gli amici di Edizioni XII, mi hanno intervistato in relazione al Premio Nella Tela 2010. Più precisamente è stato Matteo Carriero, che ringrazio per l'attenzione che mi ha voluto dedicare. Nell'intervista, accessibile qui, ho avuto modo di parlare dei miei progetti in corso, con particolare riferimento al romanzo che verrà pubblicato da Armando Curcio Editore l'anno prossimo.
Il racconto Il misterioso diario del giovane Piotr, che vinse il Premio, è disponibile in questo Blog (elenco link sulla destra).


martedì 4 ottobre 2011

Il cacciatore... di titoli.

E finalmente, ci siamo.
È giunto il momento di cercare (e possibilmente trovare) un titolo per il romanzo del sottoscritto, che Armando Curcio Editore pubblicherà fra qualche tempo. A tal fine, pubblico qui di seguito il regolamento del Concorso "Il cacciatore di titoli".
In breve, se qualcuno troverà un titolo accattivante che possa essere scelto, verrà ringraziato esplicitamente nel volume e riceverà inoltre una copia omaggio del romanzo.
Ma come fare a cercare un titolo per qualcosa che ancora non c'è? Niente paura, se davvero volete partecipare, si può. Purché abbiate voglia di fare un piccolo investimento (davvero piccolo: 2,99 €) in lettura.
Chiunque sia interessato è invitato a farsi avanti, non prima di aver letto il regolamento. Il tempo utile è un mese a partire da oggi.



REGOLAMENTO DEL CONCORSO: “Il cacciatore di titoli”.

Art. 1 Francesco Troccoli, autore del Blog “Fantascienza e Dintorni” (di seguito denominato “Autore” in questo Regolamento) indice il concorso denominato “Il cacciatore di titoli” con il consenso e il supporto della Armando Curcio Editore.
Art. 2 Scopo del concorrente attraverso la sua partecipazione al concorso sarà di individuare un possibile titolo al romanzo dal titolo provvisorio “Il cacciatore”, scritto dall’Autore, che verrà in futuro pubblicato dalla Armando Curcio Editore.
Art. 3 Al fine di conoscere sommariamente il contenuto della narrazione oggetto del romanzo e trarre ispirazione per la propria proposta di titolo, ogni partecipante potrà acquistare una copia della raccolta “Strani nuovi mondi 2011”, prodotta dalle Edizioni della Vigna, contenente fra altri il racconto dal titolo “Il cacciatore” dal quale il romanzo è stato tratto. L’acquisto è possibile a questo indirizzo internet sia in versione cartacea che elettronica: http://www.edizionidellavigna.it/collane/FER/006/FER006.htm. L’acquisto non rappresenta condizione indispensabile alla partecipazione. A questo proposito, l’Autore precisa che la lettura del racconto non pregiudica in alcun modo al lettore l’efficacia narrativa del romanzo (spoiler e simili).
Art. 4 L’Autore si riserva il diritto di non proclamare un vincitore, qualora nessuno fra i titoli proposti corrisponda alle sue esigenze e/o a quelle della Armando Curcio Editore.
Art. 5 Il concorso avrà inizio il 5 ottobre 2011 e avrà termine il 6 novembre 2011. In questa finestra di tempo ogni partecipante potrà inviare le sue proposte di titolo. L’Autore si riserva la facoltà di chiudere il concorso anticipatamente per sopraggiunte esigenze editoriali.
Art. 6 Le proposte di titolo dovranno essere inoltrare sottoforma di commento firmato con nome e cognome (o nickname) al post con cui è avvenuta la pubblicazione del presente Regolamento, nel sito www.fantascienzaedintorni.blogspot.com o in alternativa nel sito www.raccontifantascienzaedintorni.blogspot.com. Contestualmente alla pubblicazione del commento sarà obbligatorio inviare una e-mail all’indirizzo fantascienza_e_dintorni(at)fastwebnet(dot)it specificando il titolo proposto, nome, cognome, recapito telefonico, indirizzo e-mail del partecipante e nickname eventualmente utilizzato, e avere palese conferma della ricezione di detta e-mail. Proposte pubblicate in forma anonima o che, sebbene firmate, non siano accompagnate dal contestuale invio della e-mail non verranno considerate valide ai fini della partecipazione al concorso e i titoli in esse presentati saranno ritenuti rilasciati nel pubblico dominio senza attribuzione di paternità né tutela di diritti d’autore di qualsiasi natura e forma.
Art. 7 Ogni partecipante potrà concorrere indicando un massimo di tre titoli, nello stesso commento o in due o tre commenti diversi, purché sempre in conformità a quanto descritto al precedente Art. 6.  In altre parole, ad ogni post pubblicato dal partecipante al concorso dovrà corrispondere l’invio della e-mail come descritto all’Art. 6.
Art. 8 La proclamazione dell’eventuale vincitore avverrà sottoforma di post nel Blog “Fantascienza e Dintorni” fra il 5 novembre 2011 e il 30 maggio 2012.
Art. 9 Il titolo vincitore sarà stabilito esclusivamente in funzione dell’insindacabile giudizio personale dell’Autore e/o della Armando Curcio Editore.
Art. 10 L’eventuale vincitore dovrà rendersi palesemente reperibile a mezzo telefonico entro una settimana dalla proclamazione. Scaduto tale termine il titolo vincente potrà essere utilizzato comunque senza obbligo per l’Autore e per la Armando Curcio Editore di riconoscere il Premio al vincitore.
Art. 11 Il Premio per il vincitore consisterà di una copia del romanzo edito, autografato dall’Autore, e di un esplicito ringraziamento dell’Autore al partecipante, stampato all’interno dell’edizione.
Art. 12 Ai fini della proclamazione dell’eventuale vincitore, l’Autore e/o la Armando Curcio Editore si riservano il diritto di apportare lievi modifiche al titolo vincente.
Art. 13 Verranno considerate “lievi modifiche al titolo” (citate al precedente Art. 12) variazioni di entità contenuta apportate dall’Autore o dalla Armando Curcio Editore al titolo stesso, come preposizioni, articoli o comunque termini che non alterino il suo senso autentico ed il significato essenziale. Ad esempio, supponendo che il titolo partecipante sia “L’Alba del Primo Sole”, verranno considerate “modifiche di lieve entità”: “L’alba di un Primo Sole” oppure “L’alba del Secondo Sole”. Qualora il titolo finale del romanzo fosse “L’alba sul pianeta oscuro”, oppure “Il Tramonto dei Soli”, il titolo “L’alba del Primo Sole “ e le sue varianti citate come esempi al presente Articolo non produrrebbero il diritto a reclamare la vittoria del concorso, a meno che l’Autore non riconosca espressamente che il titolo partecipante ha avuto un ruolo determinante nella genesi del titolo finale. Per le stesse ragioni e secondo la stessa logica, non saranno accettate né pubblicate proposte di titolo risultanti da lievi modifiche di quelli già in concorso.
Art. 14 I seguenti titoli, e qualsiasi loro modifica o variante, di minore o maggiore entità, non daranno diritto a vittoria in nessun caso: “Il cacciatore”, “Ferro Sette”, “L’alba del Terzo Sole”, “Le Miniere di Harris IV”.
Art. 15 La partecipazione al concorso implica automaticamente da parte del concorrente la cessione a titolo gratuito dei diritti d’autore di qualsiasi natura e forma, inerenti l’eventuale utilizzo del titolo vincitore, all’Autore.
Art. 16 La partecipazione al concorso implica automaticamente da parte del concorrente l’accettazione del presente Regolamento in ogni sua parte.

domenica 11 settembre 2011

Il misterioso diario del giovane Piotr

Questo racconto, vincitore del Premio Nella Tela 2011 di Edizioni XII, è stato pubblicato nella raccolta "Onda d'abisso" delle Edizioni Orecchio di Van Gogh (il racconto è anche disponibile in formato audio qui).



23 marzo 1916

Oggi mi è capitato di svegliarmi sul pavimento della cabina, avvolto fra le lenzuola e la coperta, e di rammentare subito un sogno. Ero in mare aperto, su un’imbarcazione veloce e leggera, che tagliava le acque dei tropici come la lama di un coltello. Non c’erano nubi né onde, e il sole mi bruciava la pelle. Ero a cavallo della prua, come un domatore vittorioso su una belva ammansita. Gridavo felice, e le mie parole si perdevano nel vento. Ed ero un bambino.
Ho aperto gli occhi e ho guardato le altre brande: erano tutte vuote. Mi sono messo in piedi e sono schizzato fuori. Dal ponte della Bakunin ho guardato in basso, e ho visto Vladimir che si esercitava sul ghiaccio. Stava provando un nuovo esercizio: le sue sfere di legno, scagliate in aria con una mano, percorrevano in successione una traiettoria ogni volta diversa: ora la forma di un otto, ora quella di un ovale perfetto, ora i margini di un triangolo o una serie di rimbalzi immaginari, per poi tornare ad adagiarsi nel palmo dell’altra mano. Il volto del giocoliere, impassibile, era illuminato dalla luce di un sole rosso, e basso sulla linea dell’orizzonte.
Ad un tratto mi sono reso conto di quanto fosse tardi. Era notte fonda. Mi sono strofinato via il ghiaccio dal naso. Ero ancora in pigiama.
Prima o poi daranno qualcosa da fare anche a me? Ho pensato, prima di tornare in cabina.
Da quando mi sono ammalato, si arrabbiano quando lascio la branda, e sono costretto a muovermi di nascosto.
Percorrendo il corridoio, ho avvertito l’odore dei cavoli e della pancetta affumicata e mi è presa una gran fame. Così, mi sono vestito in fretta e ho preso la direzione della cucina, due ponti più in basso.
Ida e Olga pelavano patate, mentre lo stufato sbuffava e scoppiettava liberando bolle dell’aria succulenta che mi aveva attirato laggiù. Come al solito, hanno fatto finta di non accorgersi di me. Poi però Olga ha sorriso con un angolo della bocca, e io ho sentito quanto bene mi voglia.


28 marzo 1916

Stamattina sono sceso sul ghiaccio senza che nessuno me lo impedisse, e ho guardato la nave dal basso. Forzando il manto della banchisa, la chiglia della Bakunin ha creato una serie di dossi che si succedono a spina di pesce per tutta la lunghezza dello scafo.
È un po’ come se le onde del mare si fossero congelate all’istante, anche se non è proprio così che deve essere andata. Anton, il nostromo, dice che se vai abbastanza vicino alle paratie dello scafo incagliato, puoi sentire il mare che scorre e gorgoglia, proprio sotto di te. Non so se posso credergli; Anton è un fanfarone. Ad ogni modo io non ho il coraggio di farlo, perché se avesse ragione e se davvero riuscissi a sentire l’oceano, inizierei ad avere il terrore di sprofondare nell’acqua.
Potrebbe succedere, lo so, perché ho sentito qualche giorno fa i due gemelli, che stavano parlando fra una prova e l’altra.
Anatoliy, il gemello nato sei minuti prima, raccontava a Vasiliy che una volta, durante le prove del vecchio numero con gli elefanti, Barnabo, un pachiderma indiano dalla pelle nera, dopo diversi tentativi in cui non c’era stato verso di farlo muovere, aveva spiccato un salto all’improvviso, e quando era atterrato aveva aperto una voragine. Mustafà, il proprietario, che lo adorava, aveva tentato di gettarsi in acqua per salvarlo, e i presenti gli erano dovuti montare addosso in cinque per evitare che ci riuscisse. Altri avevano gettato una fune nel grosso buco nel ghiaccio, come se potesse servire a qualcosa.
Solo dopo che l’acqua era tornata a congelarsi e la voragine si era chiusa, Mustafà era stato lasciato libero, e si era ritirato in cabina per una settimana. Quando ne era uscito, aveva deciso di vendere l’altro elefante al primo gruppo di Inuit che sarebbero venuti ad assistere allo spettacolo.
Ma Vasiliy, il gemello nato sei minuti dopo, non era d’accordo. Nella sua versione dei fatti, il secondo elefante era quello che ancor oggi usiamo per il nostro spettacolo. Io non so chi fa loro abbia ragione, ma non ha importanza, perché in entrambe le versioni non c’è dubbio che l’elefante Barnabo sia annegato sotto il ghiaccio.
Poi i gemelli hanno smesso di parlare, e hanno ricominciato ad esercitarsi.
Vasiliy indicava un punto; che fosse a bordo della Bakunin, sulla banchisa, o dovunque gli paresse, Anatoliy spariva da dove si trovava e riappariva nella posizione richiesta. Vasiliy ha fatto di tutto per mettere il fratello in difficoltà, ma Anatoliy è riuscito ad apparire persino in cima al bompresso. Ho idea che Vasiliy sia invidioso di quel che il suo gemello riesce a fare. Anatoliy invece è molto generoso, perché in fondo non ha nessun bisogno di Vasiliy per stupire gli spettatori.
Mi chiedo quale sia la vera dote di Anatoliy: l’illusionismo o… l’amore. Sarà forse per colpa di quei sei minuti di vita in più.
Mentre li guardavo volersi bene a modo loro, non ho smesso di pormi sempre la stessa domanda: fino a quando resteremo qui?


30 marzo 1916

Molta agitazione a bordo.
Antip, il telegrafista, ha percorso la Bakunin in lungo e in largo, strillando ai quattro venti che convogli di truppe dell’Impero del Nord-Nord in marcia verso il Regno del Nord-Sud passeranno “più o meno a breve distanza dalla nostra nave”.
Quando è stato avvisato, il Comandante è andato su tutte le furie, e Antip ne ha pagato le conseguenze. Primo: come diavolo è venuto in mente ad Antip di gridare a tutti una notizia tanto riservata? Dopo tutto la Bakunin, benché non sia un vascello militare, issa da anni la bandiera di una delle parti in causa. Secondo: che cosa significa “più o meno a breve distanza”? Purtroppo Antip non ha saputo essere più preciso, perché il messaggio, che forse ha ricevuto per errore, era incompleto e, soprattutto, crittografato.
Essere coinvolti in una guerra non è una prospettiva allettante. D’altra parte, qualcuno ha detto che i soldati sarebbero ottimi clienti, e che potrebbero venire a vedere gli spettacoli in massa, e persino portare un po’ di allegria.
Ma non tutti, a bordo, sono di questo avviso. Avrora, la donna più bassa del mondo, si è dichiarata contraria a questa opportunità. Lei non lo ammetterà mai, ma tutti conoscono la ragione della sua ostinazione: ha paura per sua figlia, Ivanna. A differenza di sua madre, e grazie alla sola notte d’amore della vita di questa, trascorsa in compagnia di un molto affascinante e molto ubriaco uomo alto e biondo proveniente dalle province dell’Est-Nord, Ivanna è una ragazza alta, snella e desiderabile.
Una figlia così è quanto di più minaccioso possa esserci, per una madre bassa e fragile al cospetto di una torma di soldati molto alti, pesanti, affamati e infreddoliti.
So che per metterla al mondo Avrora rischiò la vita, e certo non se la farebbe portar via da uno di quegli sciagurati. Magari uno alto, bello e biondo, come il padre.
Io ho quasi diciotto anni e non so cosa darei per poter dormire con Ivanna. Talora la guardo e mi perdo nei suoi occhi, nelle sue curve dolci e nella sua bocca rossa, morbida e sottile. A volte mi sfiora, forse senza rendersene conto, ed io tremo; poi accenna un sorriso e fugge via.
Immancabilmente, la visione di tanta bellezza mi porta a ricordare di quando, nato da poche ore, venni preso a bordo della Bakunin.
Tutto ciò che so è quanto mi è stato riferito: fu la donna stravedente, a salvarmi.
Mi aveva trovato a poche centinaia di metri dal vecchio bordello del porto di Fyodorograd, infagottato in uno scialle di lana che esalava un misto di profumo per baldracca da due soldi e pesce andato a male nonostante il freddo.
Irina.
Non era solo una veggente, ma molto di più. Sapeva leggere la mente della gente, e in essa poteva vedere cosa la vita avesse in serbo per loro. Una vera dannazione, che durante gli spettacoli usava con cautela e molta, molta parsimonia.
Morì di polmonite settica tre mesi dopo avermi trovato, durante la navigazione in mare aperto. Mi dicono tutti che era tanto vecchia quanto bella, e che quando il Comandante aveva protestato per il mio arrivo, lei si fosse limitata a dirgli:
-Ho visto il futuro di questo piccolo. Tutti lo chiameranno Piotr, e starà con noi. Anche lui ha una sua dote. E noi lo ameremo.
A causa di queste donne, nella mia vita bellezza, solitudine e amore sono diventati tre elementi fra loro indissolubili.


31 marzo 1916

Noi lavoriamo ovunque il destino ci porti. In montagna come in pianura, in campagna come in città, in riva al mare, o in mezzo ad esso.
Suppongo che avessi nove anni quando il vecchio Gedeon disse questa frase mentre contemplava un orizzonte tropicale, e ricordo che a quel tempo giocavo a credermi abbastanza cresciuto, e che mi sforzai di non fantasticarci troppo sopra; liquidai le parole “lavorare in mezzo al mare” come un’espressione poetica e avvincente, ma ben lungi dallo stuzzicare la mia credulità. Avevo già iniziato a scrivere, e aspiravo ad essere considerato ben più che un moccioso cresciuto su una nave.
Ma oggi, so che Gedeon diceva semplicemente il vero.
Non è la prima volta che la Bakunin rimane intrappolata fra i ghiacci, e anzi, fra gli artisti a bordo alcuni sperano che accada, un po’ perché molti fra loro amano il gelo, un po’ perché gli spettacoli allestiti sul ghiaccio attirano molti più spettatori di quel che si potrebbe immaginare.
Ci sono le tribù del Sud che risalgono verso settentrione a caccia di uccelli e foche, e quelle dell’Est, che fuggono dai loro persecutori usando enormi slitte trainate da grossi lupi; ci sono cacciatori di frodo, pescatori di balenotteri, estrattori di olio di pesce, esploratori incauti, clandestini in transito fra i continenti e fuggiaschi in generale.
E poi c’è il Popolo delle Donne, che vive più a Nord di ogni altro, nella zona del ghiaccio perenne.
Non tutti credono che esista davvero. Io però le ho viste venire da noi, e ho parlato con una di loro. Vivono da qualche parte, vicino al polo. Hanno pochi uomini e li tengono prigionieri, e sanno come far nascere molte più bimbe che bimbi.
Per dirla tutta, c’è anche il fatto che da queste parti la concorrenza è piuttosto bassa.
Insomma, i clienti non mancano, e modestamente, lo spettacolo che offriamo noi della Bakunin è quanto di meglio vi sia sulla piazza.
Oggi è stato spiegato il tendone. Due dei tre alberi della nave, che dopo l’invenzione del motore a vapore non hanno più incontrato altro impiego, costituiscono due dei cinque vertici; per gli altri tre si è usata la solita tecnica, con le funi e i pilastri. In questo modo i tre ponti della Bakunin si possono usare per assistere agli spettacoli, come in un teatro.
È un sistema molto ingegnoso!
Il nostro tendone è dipinto di strisce gialle e rosse. È fatto così perché si possa vedere e riconoscere da lontano. Chissà che effetto grandioso, sulla spianata di ghiaccio.


1 aprile 1916

Nessuno aveva voglia di lavorare, oggi. I gemelli, con i loro giochetti di sparizione, hanno fatto prendere grandi spaventi a tutti. Aleksandra, la donna che ringiovanisce invece di invecchiare, in un sol giorno ha perso almeno due mesi di vita; in effetti le sono spariti dalla pelle della guancia destra due brutti nei che anni fa le avevano dato molto dolore, e lei ne è assai felice. Dice che è successo perché è stata una giornata piena di scherzi e di divertimento, e lei non vede l’ora di diventare una donna giovane e bella.
Io non so se devo essere contento, invece. Nessuno lo dice apertamente, ma abbiamo tutti paura di come possa finire la sua vita. Io ho la mia idea, ma non ho nessuna voglia di parlarne adesso.
Ho già visto cosa è successo a un uomo che aveva la sua stessa dote, ma non lo dico in giro, e poi spero che per lei sarà tutto differente.
Quando mi sarò ripreso, tornerò alle mie mansioni. Io pulisco le stalle, le gabbie, e mi prendo cura di tutte le bestie.
Al contrario di quel che state pensando ora, non è affatto un mestiere umile.
È la mia dote.
Io so comunicare con gli animali. Dalle farfalle, ai gatti selvatici, alle bestie più strane, rare e mostruose che possiate immaginare. Sono io che do da mangiare ai leoni e alle tigri, che faccio spostare l’elefante quando ce n’è bisogno, e sono sempre io ad ordinare agli scimpanzé di rientrare in gabbia quando diventano troppo capricciosi; anche se in verità non sempre mi danno ascolto subito.
Spero che gli Inuit portino con sé qualche bel cane da slitta, perché mi farebbe piacere sentire le loro storie dei lunghi viaggi sul mare ghiacciato. Sono sicuro che prima o poi accadrà.
Nessuno ascolta le storie degli animali, ma posso giurare che c’è sempre parecchio da imparare.
E non si tratta affatto di parole.


3 aprile 1916
   
Dicono che la temperatura stia salendo, ma io sono ancora troppo malato per accorgermene. Se riuscissi a comprendere il vento, il sole e il mare con la stessa facilità con cui so ascoltare le tigri nelle gabbie o i lupi nella tundra, forse tutto sarebbe più semplice. Ma mi fido dei miei amici, e loro dicono che presto ripartiremo. Il ghiaccio si scioglierà, e prima di allora il tendone verrà smontato. La Bakunin sarà libera di navigare, e il Comandante darà l’ordine di spingere le macchine avanti tutta, e restituirà a ciascuno la sua libertà.
Ho sentito il vecchio Roman, l’incantatore degli uccelli femmina, dire che in realtà saremo noi a decidere quando andar via. Non sono sicuro di aver capito bene cosa intendesse, ma ho preferito riderci sopra.
Poi… devo essermi addormentato. E mentre ero immerso nei miei sogni, sono sicuro che il Comandante è passato nella mia cabina. Non chiedetemi perché, ma l’ho sentito, in qualche modo. Ho percepito il suo affetto per me. Intenso e malinconico. In questi ultimi tempi avverto la preoccupazione di tutti, e tanta, tantissima tristezza. Il Comandante ha sostato a lungo nella mia cabina, mentre dormivo profondamente, senza dire una parola, guardandomi assopito nella mia branda. Poi una candela si è spenta, e lui è uscito.
Forse la mia dote non si limita agli animali. Deve esserci qualcosa che Irina, prima di morire, non ha detto a nessuno, su di me.
Non vedo l’ora di guarire.


20 aprile 1916

C’è stato l’ultimo spettacolo sul ghiaccio.
Tutti sapevano che sarebbe stato così, e alla fine me ne sono convinto anch’io. È stata l’ultima esibizione della Bakunin sulla banchisa artica nella primavera del 1916. Per la successiva, il pubblico pagante dovrà aspettare l’inverno di quest’anno, e non è nemmeno detto che la nave torni da queste parti, né che il mare ghiacci così a lungo. La rotta della Bakunin è sempre disponibile alla deviazione improvvisa, così come il destino di chi vi abita è sempre suscettibile di essere violato.
Ho assistito allo spettacolo dall’oblò della mia cabina, come uno spettatore pagante di rango. Con me c’erano Olga e Ida, che ci tenevano a farmi compagnia e non hanno detto una parola per tutto il tempo. Hanno portato la zuppa di cipolla, e così ci siamo anche rifocillati.
È stato lo spettacolo più grandioso della mia vita. In tutti i numeri gli artisti hanno dato il meglio di sé, e a un certo punto ha parlato il Comandante in persona, che ha ringraziato per la loro presenza i Soldati Imperiali del Nord-Sud, gli Inuit, le Donne, i Cacciatori e i Pescatori di frodo. Un pienone!
Be’, bisogna anche dire che oggi lo spettacolo era gratuito. È tradizione, per la Bakunin. L’ultima esibizione della stagione è un omaggio per il resto del mondo. Alla fine, il Comandante ha persino speso in pubblico delle parole per me, augurandomi che io stia bene presto.
Abbiamo pianto. Io, Olga, Ida. Nella mia cabina, sì, abbiamo pianto.
Amici miei, come posso dirvi quanto vi amo?
Alla fine, è andato in scena il numero più atteso. L’uomo che scioglie il ghiaccio. Non lo avevo ancora visto in azione.
Il tendone è stato smontato in tutta fretta! Hanno partecipato tutti, anche il pubblico ha fatto del suo meglio, e la presenza dei Soldati Imperiali si è rivelata preziosa.
Sotto ai nostri occhi increduli, la banchisa si è spaccata, e in piena notte abbiamo rivisto il mare. L’oceano artico ci ha dato il benvenuto, stormi di gabbiani si sono levati in volo, e la sirena della Bakunin ha iniziato a echeggiare assordante nell’aria gelida e stellata, celebrando la libertà.


21 aprile 1916

Giornata di navigazione.
Oggi ho capito molte cose. Di me, della mia vita, di questa mia dote. E dei miei amici. Della mia grande Famiglia. Dell’unico mondo che mi abbia voluto e amato, fino alla fine.
All’improvviso ho anche capito che sono guarito. Sono uscito sul ponte, seminudo, e mi sono accorto che non sentivo più alcun freddo. La neve scendeva lieve, e si scioglieva rispettosa al contatto con un calore infinito di corpi umani.
La Bakunin ha navigato serena, verso la linea di un orizzonte grigio e indefinito, adagiata su di un incerto e labile confine fra mare e cielo.
I miei amici erano tutti lì, sul ponte principale.
Ed io ho sentito come il loro amore, che non è morto con me, mi avesse illuso di essere ancora nel mondo, e di poter godere ancora di sguardi, parole, lacrime e sorrisi.
Ma era giunto il momento di andare.
Una musica di violino, come in un momento che solo ora rammento, avevo chiesto che fosse.
E il mio corpo, che scivolava nel mare, avvolto in un lenzuolo rosso, ricamato con lettere d’oro:

Piotr Irinavic Ivanov, 10 febbraio 1898 – 23 marzo 1916

E poi, mi sono visto, a cavallo di una prua, come un domatore vittorioso su una belva ammansita. Gridavo felice, e le mie parole si perdevano nel vento.
Ed ero un bambino.

venerdì 15 luglio 2011

Armando Curcio Editore pubblicherà il mio romanzo.

Come molti sanno, questa sezione del Blog è gravata dall'immisurabile peso dell'autoreferenzialità, pur alleggerito dalla parsimonia con cui riferisco notizie riguardanti il sottoscritto.
La notizia, ad ogni modo, è di quelle che lasciano il segno, e non solo nella misura in cui si tratta di un evento importante per me personalmente.
Armando Curcio Editore, storica casa editrice italiana, pubblicherà il mio primo romanzo di fantascienza.
Penso sinceramente che la notizia sia interessante per tutti. Il motivo è semplice. Si dice e si pensa spesso, troppo spesso, che inviare manoscritti agli editori, soprattutto quelli di maggiori dimensioni, sia inutile. Si afferma da più parti che i manoscritti non vengano letti, o che siano vagliati con un'attenzione troppo scarsa e frettolosa, soprattutto a paragone con la cura che l'aspirante autore dedica al delicato momento della stampa e dell'invio di quanto ha faticosamente prodotto. Se questo pensiero è diffuso nelle discussioni sull'editoria relativa alla narrativa generale, ancor di più lo è in merito a quella che si rivolge (anche o soltanto) alla narrativa fantastica. 
Non ho mai accettato questa visione semplicistica e l'ho sempre considerata frutto di una pur comprensibile e legittima frustrazione che colpisce la maggior parte di coloro che scrivono e si rivolgono con speranza e fiducia agli editori, quotidianamente sommersi da valanghe di manoscritti e costretti a fare i conti con il poco personale, il poco tempo, e la crisi imperante nel settore.
Per questa ragione ho dedicato molto tempo e molta attenzione al Mailing con cui ho a suo tempo spedito il mio manoscritto agli editori italiani che si occupano, esclusivamente e non, di narrativa di genere.
Armando Curcio Editore mi ha risposto esattamente sei mesi dopo l'invio, come riportato nelle avvertenze pubblicate nel sito della casa editrice, proponendomi una possibilità di pubblicazione che ho salutato con molta soddisfazione.
Prima del contatto con Curcio avevo ricevuto da altri editori una precedente proposta di pubblicazione molto meno interessante, e un paio di pareri preliminari positivi cui non ha fatto seguito la formalizzazione di una proposta vera e propria. Ci tengo a precisare, pur rischiando di dire un'ovvietà, di non essermi mai rivolto ad alcun editore che, almeno a mia conoscenza, fosse a pagamento, categoria che non è mai rientrata nei miei interessi.
Il romanzo verrà pubblicato nel 2012, ed è difficile specificare ora esattamente quando ciò avverrà; probabilmente sarà inserito nel piano editoriale del primo semestre dell'anno. 
Insomma, ancora una volta avere pazienza e fiducia si è rivelato a dir poco determinante.
Inutile dire che si tratta di un romanzo di fantascienza. Lo scrissi nel corso del 2009, sviluppando un racconto di discreta lunghezza dal titolo "Il cacciatore", con il quale ho recentemente vinto il Premio Giulio Verne, organizzato dagli amici della Levantecon, ben nota manifestazione dedicata alla Scienza, alla Fantascienza e ai Fumetti. 
Il racconto è oggi pubblicato nella raccolta "Strani nuovi mondi 2011" edito come di prassi per il concorso letterario dalle Edizioni della Vigna di Luigi Petruzzelli. 
Pure inutile dire, ma lo dico comunque forte e chiaro, che lo sviluppo narrativo del romanzo, di cui quella che sarà pubblicata è una seconda stesura, è estremamente più articolato rispetto al racconto.
Ma veniamo all'oggi.
Il romanzo in questione è attualmente in cerca di titolo. 
Una situazione divertente e intrigante, che rappresenta una fase delicata e decisiva della produzione di un'opera letteraria, e che ho deciso, con il consenso dell'Editore, di affrontare anche con l'aiuto dei lettori di questo Blog.
Ma di questo parleremo un po' più avanti. Restate in contatto!

martedì 7 giugno 2011

Il mio terzo Premio Space Prophecies...

In quel di Cesenatico, presso l'ormai consueta sede della Yavincon, ricevo la medaglia di terzo classificato per il Premio Space Prophecies 2011 (ovvero: "Episodio VII") per il racconto "Stelle della notte", disponibile in questo Blog. Qui la classifica completa che vede anche il racconto "Il giorno dei gamberi" (pubblicato nella raccolta Peccati di Gola edita da G. Perrone) seguire a ruota il fratello maggiore.




L'accoglienza degli amici di Yavinquattro è sempre calorosa e ti ripaga puntualmente della lunghezza del viaggio in Romagna. Un grazie a tutti, in particolare all'amico Maico Morellini, organizzatore della competizione letteraria, e all'amica romagnola Emy, autrice delle fotografie che vedete e come già in passato presente fra il pubblico.

venerdì 27 maggio 2011

I risultati dello Space Prophecies Episodio VII

È con grande piacere che riporto la classifica (ovvero le prime dieci posizioni) della settima edizione del concorso letterario Space Prophecies.
La premiazione si svolgerà domenica 5 giugno, a Cesenatico, durante la cerimonia di chiusura della YavinCon (per tutti i dettagli www.yavinquattro.net). Un affettuoso ringraziamento agli organizzatori, in particolare a Maico Morellini.

1° Classificato:
I reclutatori di Kolben, di Monica Tessarin
2° Classificato:
Sedute di analisi, di Lorenzo Crescentini
3° Classificato:
Stelle della notte, di Francesco Troccoli
4° Classificato:
Il giorno dei Gamberi, di Francesco Troccoli
5° Classificato:
Metrica dell'alba, di Maurizio 'Scarweld' Landini
6° Classificato:
Spazio di Silvio Donà
7° Classificato:
L'ultimo viaggio del Dottor Clarke, di Giancarlo Paolo Manfredi
8° Classificato:
Un nuovo fragile mondo, di Alan Terenzi
9° Classificato:
Chiusure oscuranti, di Maurizio 'Scarweld' Landini
10° Classificato:
L'androide umana, di Daniela Piccoli

lunedì 18 aprile 2011

Fantascienzaedintorni finalista al Premio Italia 2011.


Online i risultati relativi alla fase di selezione dei finalisti delle varie categorie del Premio Italia 2011. L'assegnazione dei primi premi avverrà a giugno in occasione della Italcon 37.
L'inattesa sorpresa è la presenza del Blog Fantascienzaedintorni fra i finalisti di quest'anno. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno effettuato la segnalazione.
Di seguito i risultati per categoria, con la possibilità, cliccando su ciascuna, di accedere, nel sito del Premio, alle segnalazioni dei partecipanti che non hanno raggiunto la finale. Ringrazio a proposito anche i due votanti del mio racconto pubblicato nella raccolta Onda d'abisso.


Artista
- Franco Brambilla
- Maurizio Manzieri
- Giacomo Pueroni
- Alexa Cesaroni

Curatore
- Vittorio Curtoni
- Gianfranco Viviani
- Silvio Sosio
- Carmine Treanni
- Luigi Petruzzelli
- Gian Filippo Pizzo

Traduttore
- Salvatore Proietti
- Dario Rivarossa
- Riccardo Valla
- Francesco Lato
- Giuseppe Lippi

Collana
- Odissea Fantascienza - Delos Books
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Romanzo o antologia personale - Fantasy
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Articolo su pubblicazione amatoriale
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- Salvatore Proietti - L'algoritmo della fantascienza: Dario Tonani - Next-Station
- Bruno Caporlingua - L'anticipazione nei fumetti degli anni Trenta - Fondazione

Romanzo internazionale
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- Nancy Kress - La connessione Erdmann - Delos Books
- Charles Stross - Palinsesto - Delos Books
- M. John Harrison - Nova Swing - Urania Mondadori
- Robert J. Sawyer - Rollback - Urania Mondadori

martedì 5 aprile 2011

Due premi importanti: Giulio Verne e Nella Tela.

Nel periodo in cui inaugurai Fantascienzaedintorni, il Blog era essenzialmente un diario personale delle mie modeste "esperienze letterarie". Con il tempo (sono ormai quasi tre anni!) ho cercato sempre più di occuparmi anche e soprattutto delle notizie più importanti nel campo del fantastico e della fantascienza.
Questo post in particolare certamente somiglierà di più a quelli di una volta, dal momento che, nel dare la notizia dei risultati di due concorsi letterari nazionali di genere, parlerò del sottoscritto.
Non posso (né voglio) farne a meno, del resto, perché si tratta di due riconoscimenti per me molto importanti, che si riferiscono a due racconti ai quali tengo moltissimo.
Il primo è il Premio Giulio Verne, che mi è statio assegnato domenica scorsa in quel di Bari, in occasione dell'ormai celebre incontro "Levantecon".
Il racconto vincitore, "Il cacciatore", è quindi entrato di diritto nella raccolta dei racconti edita da Luigi Petruzzelli (Edizioni della Vigna), che ho avuto il piacere di conoscere personalmente in quest'occasione.

La raccolta si intitola "Strani nuovi mondi", e devo dire che merita moltissimo, e certamente non solo per il mio racconto. Questo premio assume per me un'importanza ancor maggiore alla luce del fatto che è precisamente da questo racconto che ho sviluppato il romanzo omonimo. L'accoglienza in quel di Bari è stata calorosissima, come del resto mi aspettavo, perché confesso che non è la prima volta che mi capita di raggiungere il gradino più alto del concorso di fantascienza pugliese, che in precedenza era però gestito in seno all'Apuliacon. Nel 2007  vinsi infatti il primo premio con il racconto "Profezia". Curiosamente, tanto quel racconto quanto quello attuale sono strutturati in modo molto simile, e suddivisi in tre capitoli.
A completare lo scenario eccezionalmente positivo del fine settimana mi è poi giunta la comunicazione che "Il misterioso diario del giovane Piotr", racconto pubblicato nella raccolta "Onda d'abisso" (Edizioni Orecchio di Van Gogh), curata dall'amico Alessandro Morbidelli e comprendente i contributi di molti autori e molte autrici provenienti dalla "Carboneria Letteraria", il collettivo di cui mi fregio di far parte, ha raggiunto il vertice nella sezione "racconti" del concorso "Nella tela!", organizzato dal portale La Tela Nera in associazione con Edizioni XII.
Insomma, due primi premi (e che premi!) nel giro di un giorno, e per giunta relativi a due dei più intelligenti concorsi letterari italiani. Proprio niente male!
(in questa foto, da sinistra, l'editore Luigi Petruzzelli, Ida Vinella, vincitrice del Premio Giovani Autori, il sottoscritto e il terzo classificato Simone Conti - Bari, Hotel Sheraton Nicolaus - sede Levantecon).

martedì 8 marzo 2011

Cosa attendersi dal seguito di BLADE RUNNER? La parola ai produttori.

Tratto da: Io9, traduzione dall'originale a mia cura.
 
È noto che vi sarà un sequel o un prequel di Blade Runner. Il Blog Io9 ha posto le domande più scottanti ai produttori, Andrew Kosove, Broderick Johnson e Bud Yorkin. Scopriamo quindi se si tratterà di Blade Runner 2 o di Blade Runner: le origini.

Si tratterà di un prequel o di un sequel?
Kosove: Ancora non siamo in grado di dirlo. Quando lo sapremo, lo renderemo pubblico. È troppo presto per rispondere. Quel che possiamo dire è che è stato attivato un processo attraverso il quale ascolteremo diverse idee di autori e possibili registi, che insieme agli autori le presenteranno. Attualmente siamo aperti tanto a un prequel quanto a un possibile sequel.

Per quale ragione avete acquistato i diritti di Blade Runner?
Johnson: è uno dei nostri film preferiti, e abbiamo pensato che l’universo creato nel film è pieno di idee e potenzialità. Siamo intellettualmente affascinati, e pronti ad esplorare i temi evocati dal film e tutto il pensiero retrostante. In fin dei conti è questa la ricetta di un bel film. Insieme ai personaggi. Esplorare tutto ciò è la grande opportunità di una vita.

Che tipo di storia pensate che Blade Runner abbia intrapreso e che possa essere proseguita ulteriormente?
Kosove: è una domanda molto interessante. Penso che dal nostro punto di vista ciò che ci ha indotti a muoverci adesso è il fatto che stiamo vivendo (e penso che siamo molto fortunati in tal senso) una sorta di era della rivoluzione industriale della tecnologia. Il cambiamento in corso è rapidissimo. Di conseguenza, e a causa del fatto che Philip K. Dick è stato molto acuto nell’immaginare un mondo che, sebbene oggi non esista, è in veloce avvicinamento, c’è tutto il potenziale per pensare a come sarà il mondo nel nostro immediato futuro. O almeno per riflettere su come potrà essere dopo Blade Runner, dal momento che oggi vi sono nuovi elementi che fanno parte del nostro modo di essere, che sono diventati parte della nostra coscienza, che non era possibile prevedere molti anni fa. Due settimane fa, mi trovavo all’aeroporto di Dallas, dove ho visto un robot che andava in giro per tutto il terminal a fare le pulizie, e che parlava con le persone, in modo addirittura fluido. È stato straordinario, e in quel momento ho appreso che eravamo in procinto di intraprendere il progetto di continuazione di Blade Runner, e ho pensato a quanto in fretta il mondo stia progredendo, a quanto fossero realistiche le idee di Philip K. Dick, e a quanto materiale sia oggi disponibile per svilupparne un progetto, che sia un prequel o un sequel.

È interessante che menzioniate il mondo prima o dopo Blade Runner. Il film era ambientato infatti nel 2019, che non è poi così lontano. Avete pensato a come gestire la questione delle date?
Kosove: è una questione da affrontare in relazione alla decisione di fare un prequel o un sequel; se si tratterà di prequel, la scena dovrà svolgersi nell’immediato futuro. Quindi la mia risposta è che il nostro immediato futuro potrebbe in effetti apparire molto diverso da quello attuale. Proprio come quello attuale è profondamente differente da quello di otto anni fa. Non ritengo che un prequel sia da escludere, ma allo stesso tempo siamo interessati alla possibilità di un sequel. Negli ultimi anni la Alcon si è sempre basata sulla qualità dei registi con cui abbiamo avuto il privilegio di lavorare, sull’apertura alle nuove idee e la creazione di un ambiente libero. Siamo interessati ad ascoltare idee, e solo in seguito decideremo in quale direzione procedere. 

Certo, la nostra è solo una chiacchierata informale per capire l’umore del momento. Possiamo almeno sapere se vi piacerebbe che venisse spiegata la vicenda della ribellione dei replicanti che apre la narrazione di Blade Runner? La spiegazione del motivo per cui sono diventati illegali. 
Kosove: sarebbe una direzione eccellente e affascinante. Posso dire questo: il Pentagono sta esplorando ogni possibile maniera di svolgere combattimenti senza la necessità di utilizzare esseri umani. Lo si vede bene con l’uso dei droni. La logica conseguenza di tutto ciò è esattamente il mondo immaginato da Philip K. Dick, nel quale si sta raggiungendo la situazione in cui ad esseri non umani sono affidate responsabilità alle quali gli esseri umani preferiscono abdicare. Ma cosa accadrebbe se vi fosse dell’umanità anche in queste “persone”? L’idea che suggerisci sarebbe quindi un ottimo modo di aprire un nuovo film. È per questo che abbiamo bisogno di un approccio a mente completamente libera.

C’è davvero molto materiale anche solo nelle citazioni casuali relative all’apparizione dei vari replicanti, come “oh, lei è un modello per il piacere, lui è un androide da combattimento.” Insomma, sono spunti aperti.
Bud Yorkin: avremo i Replicanti, ovviamente. È una parte importante del progetto di partenza. Sicuramente ci saranno i Replicanti. A tale proposito, i Replicanti possono essere di molti tipi, e possono essere coinvolti in molte maniere in cui l’uomo vive e lavora. Insomma, saranno diversi in qualcosa. E certamente, hai ragione, saranno parte integrante dell’ambiente che costruiremo.
Kosove: penso che questo sia un aspetto unico in Blade Runner, e che assolutamente debba essere riaffrontato in questo periodo della storia dell’umanità. È qualcosa che investe il significato stesso dell’identità dell’essere umano. Cosa significa essere umani, avere empatia, avere sentimenti? Questo concetto essenziale, alla luce della tradizione di Blade Runner, che ne ha fatto addirittura un’icona, per noi si traduce nell’irresistibile sfida intellettuale di immaginare un capitolo di Blade Runner immediatamente precedente la storia o in alternativa ad essa successivo. Ed è per questo che siamo scesi nell’arena e siamo felici di lavorare a questa opportunità con la Alcon e Bud [Yorkin].

Avete interpellato Ridley Scott?
Kosove: la risposta molto sintetica a questa domanda è la seguente. Non riveleremo se abbiamo interpellato Ridley Scott o meno, ma possiamo affermare che l’approvazione da parte di Ridley Scott del nostro progetto è molto importante per la Alcon. È importante per Bud [Yorkin], e di certo noi tutti nutriamo il massimo rispetto per lui come regista. È uno dei più grandi registi viventi ed è uno dei più grandi registi di tutti i tempi. Perciò è ovvio che per noi sia così importante.

Quando è stata diffusa la notizia, il pubblico si è diviso in due fazioni. Alcuni pensano che sia una buona notizia, perché oggi c’è la tecnologia per rendere tutto ciò straordinario, mentre molti altri sono preoccupati che Hollywood possa corrompere l’eredità di Blade Runner. Vi sentite di dire qualcosa in risposta ai loro dubbi?
Kosove: apprezzerei molto se si facesse chiarezza su questo: Alcon non è proprietà della Warner Bros. Nulla di tutto questo è sostenuto da WB. Siamo un’azienda di produzione e finanziaria completamente indipendente. La nostra relazione con la Warner, che è molto salda, nacque nei primi anni di vita della nostra azienda. Loro distribuiscono tutti i nostri film. Prima di tutto, siamo noi a sostenere interamente i costi, e inoltre, per rispondere, forse in parte, ai dubbi dei fan di Blade Runner, va detto che la cosa potrebbe decollare, oppure no. È possibile che faremo il film, ma non escludiamo che ciò possa non avvenire mai. Ma quello che posso darvi per certo oggi è che la nostra maniera di procedere non sarà quella di raccogliere un gruppo di quindici manager intorno a un tavolo per gestire il processo creativo. Io e Broderick incontreremo autori e registi e cercheremo di pensare alla direzione da intraprendere e al tipo di storia che ci ispiri fiducia. A quel punto, garantiremo autonomia artistica a chi lavorerà, per farne un gran bel film. Penso che indipendentemente dal successo che abbiamo avuto con Alcon (pensate alla collaborazione con Chris Nolan su Insomnia, o il lavoro fatto con i fratelli Hughes per Codice Genesi o con Jonathan Hancock per Blind Side), la filosofia del credere nel lavoro del regista, dandogli solo delle linee generali e lasciando che svolga il suo lavoro, ci abbia molto ben ripagati. E questo è il modo in cui procederemo anche stavolta. Non ho un modo migliore di questo per rispondere alla domanda.

Avete in mente un autore o un regista con il quale, idealmente, iniziereste il lavoro domani stesso?
Kosove: idealmente? Sì, il nostro amico Chris Nolan con cui abbiamo realizzato Insomnia.

Buono a sapersi. Questo vuol dire che intendete perseguire il crudo realismo proprio del film originale.
Kosove: sinceramente, non si tratterà di un remake di Blade Runner. Non abbiamo acquistato i diritti legali per il remake, né siamo interessati a procedere in questa direzione, vogliamo semplicemente fare un prequel o un sequel. Però, di certo lo stile che Chris Nolan ha utilizzato per Batman è esattamente ciò a cui aspiriamo, chiunque sarà il regista, sia che Ridley Scott voglia unirsi a noi, sia che si tratti di un altro. È esattamente questo il tipo di film che abbiamo in mente per Blade Runner.

giovedì 17 febbraio 2011

L'intervista ad Alberto Cola, vincitore del Premio Urania 2009.

Con grande piacere riporto la versione italiana della mia intervista ad Alberto Cola, vincitore del Premio Urania 2009 (ovvero l'edizione più recente), appena pubblicata in lingua inglese su The Portal, sito internazionale che si occupa di fantastico e fantascienza a livello mondiale, con il quale collaboro da qualche tempo. 
Sono convinto gli autori italiani meritino maggiore attenzione, anche a livello internazionale, di quella che è oggi loro riconosciuta, e mi auguro che questo pur modesto contributo, insieme alla precedente pubblicazione dell'intervista ai curatori di Ambigue Utopie, possa andare in questa direzione.
Il prossimo pezzo che pubblicherò nel portale, relativamente alla cultura del fantastico in Italia, sarà con tutta probabilità dedicato alla Carboneria Letteraria, il collettivo di autori italiani di cui da poco tempo sono onorato di far parte anch'io, e di cui è membro lo stesso Alberto.
(L'intervista, per la quale ringrazio il Carbonaro Premio Urania 2009, è accessibile in versione inglese seguendo questo link).



Francesco - Ciao Alberto, e benvenuto. Partiamo dalla motivazione della tua recente vittoria del Premio Urania con il tuo terzo romanzo, Lazarus: “per le superiori qualità stilistiche, l’eccellente inventiva e il tratteggio di una civiltà tecnologica in cui il ritorno dei morti è la premessa per una problematica indagine sul futuro.” Si direbbe che si tratti di un romanzo in cui si mescolano elementi fantascientifici e horror. Che direzione sta prendendo la letteratura fantastica dal tuo punto di vista? Che differenze ci sono in tal senso fra l’Italia e il mondo anglofono?

Alberto - Ciao tutti. No, nulla di horror. Solo un po’ di sana science fiction che, come spesso accade, fa da specchio alle nostre paure, alle domande che continuiamo a porci senza trovare le risposte adatte. Di mio poi amo scrivere con contorni sfumati, nel senso che i miei lavori “soffrono” di una certa commistione di generi, ma non è questo il caso. Credo che la commistione sia il reale salvacondotto per la narrativa di genere, e del resto sperimentare e travolgere il lettore con coordinate sempre più aleatorie ritengo sarà una vera panacea per questo tipo di letteratura. E senza dubbio il mondo anglofobo è più aperto rispetto all’Italia.

F. Il protagonista di Lazarus è un redivivo Yukio Mishima. Cosa ti ha indotto a questa scelta? Che importanza ha che il protagonista sia un uomo che nella realtà si tolse la vita per i suoi ideali? E che fosse uno scrittore?

A. Mi è sempre rimasto difficile resistere al fascino che un intellettuale come Mishima (definirlo solo scrittore sarebbe riduttivo) riesce a emanare anche a 40 anni dalla sua morte. Diciamo che un uomo in grado di prendere su di sé la responsabilità delle proprie scelte è raro. Ai giorni nostri avrebbe fondato un partito per proteggersi, lui invece scelse una strada che gli donò una reale immortalità. Che poi sia personaggio controverso e scomodo non fa che aumentare le sue peculiarità.

F. In un’intervista hai dichiarato che il romanzo parla (anche) di “falsa immortalità”. Puoi spiegarci cosa significa?

A. L’immortalità che gli uomini cercano attraverso l’effimero, l’inutile, l’artefatto. E da questo punto di vista invece l’irruzione di Mishima in una società futura dove ciò è portato all’estremo, rappresenta una contraddizione all’ennesima potenza. Tra coloro che cercano il modo per perpetrare la propria vita e resistere al tempo, l’unico dotato di una reale immortalità è colui che ha scientemente cercato la morte.

F. Quali sono i tuoi riferimenti nell’ambito della letteratura di genere (stranieri e italiani)?

A. Gaiman, Ballard, Simmons… Coloro che dal mio punto di vista hanno, o avevano, la capacità di tradirti a ogni pagina con l’inaspettato. Per quanto riguarda gli italiani il discorso è più complesso. Credo il più conosciuto sia Evangelisti, ma esistono molti altri bravi autori degni di questo nome “rinchiusi”, passami il termine, nei loro confini.


F. Veniamo così alla situazione dell’editoria in Italia. In un’intervista hai affermato che in questo paese “…sembra che uno scrittore debba per forza passare per un premio per pubblicare”. Così è stato in effetti sia per Lazarus che per Ultima Pelle, vincitore del Premio Kipple, oltre che per vari tuoi racconti. E’ davvero così? Ci racconti come la pensi?

A. L’Italia è un paese molto particolare. La narrativa di genere non ha mai realmente attecchito e qua da noi il perché è argomento che si dibatte da decenni. Malgrado la presenza di un nutrito e capace gruppo di autori, le difficoltà sono sempre infinite. Gli stessi romanzi che hai citato erano stati rifiutati in passato da altri editori con le motivazioni più diverse, ma alla fine il problema è sempre che gli incerti dati di vendita condizionano le scelte. Se poi è più colpa del mercato che non recepisce, o degli editori che non riescono a educarlo in tal senso, non saprei dirti. Sta di fatto che a soffrirne sono quegli autori che avrebbero davvero qualcosa da dire in un panorama più ampio a livello internazionale. Ma avendo la fortuna di essere dotati di una visibilità quasi nulla…

F. Hai mai pensato di far tradurre un tuo romanzo in altre lingue, o hai aspettative o progetti editoriali in tal senso?

A. Al momento no. Ma restiamo sempre in mezzo al guado: e poi, chi si prenderebbe la briga di pubblicarlo senza un minimo di nome da spendere? Esistono ancora editori che fanno gli editori a livello puro, cioè che azzardano investendo su uno sconosciuto? Ti autorizzo a dare il mio numero di telefono, se vuoi.

F. In queste settimane stiamo assistendo all’esplosione dell’editoria digitale. Cosa ne pensi come lettore, e inoltre come autore, anche alla luce del fatto che il tuo primo romanzo, Goliath, è da poco uscito in versione e-book?

A. Di sicuro non dispiace che una tale innovazione irrompa in un mercato per certi versi asfittico. Sta di fatto che una reale maturazione commerciale è ben lungi dall’essere a portata di mano, quindi al momento non mi faccio troppe illusioni né mi pongo troppe domande.

F. Scrivi sulla base di una struttura ben ponderata in partenza o ti lasci prevalentemente andare all’improvvisazione?

A. Metà e metà. So sempre da dove partire e dove dovrò arrivare. Poi nel mezzo ci sono tante cose che si accavallano e chiedono attenzione, personaggi che indicano una strada e altri che si oppongono. Ma alla fine fanno quel che dico io, anche se un pizzico di sana anarchia è sempre presente.

F. So che fai parte di un collettivo di autori italiani, la Carboneria Letteraria. Puoi dirci qualcosa in merito alla tua partecipazione ai progetti che ne sono scaturiti e, più in generale, sulla Carboneria stessa?

A. Si tratta di un collettivo formato da molte voci, assolutamente indipendenti, autonome e singolari. Per il momento ci siamo limitati a pubblicare antologie di varia natura come “Primo incontro”, “Frittology”, “Uomini a pezzi”… in futuro chissà. Ciò che ci contraddistingue può essere riassunto nella prima frase del nostro manifesto: “La Carboneria Letteraria, come dice il nome stesso, è un'associazione segreta di Pulcinella volta alla cospirazione letteraria, al consumo di carboidrati con degno accompagno di beveraggi ed altre espressioni artistiche”. In sostanza, al di là di usare le parole come scusa, l’aspetto più importante è la passione da condividere con autori che per prima cosa sono persone, e in quanto tali hanno molto da raccontare. Che poi incidentalmente questi racconti finiscano su carta è un dettaglio alternativo.

F. Alberto Cola si riconosce come autore esclusivamente di genere o intende cimentarsi anche con altre forme di narrativa?

A. Il sottoscritto ama la parola scritta in quanto tale. Il genere è un dettaglio fornito dal gusto, ma la voglia di cambiare non può che essere salutare per chi scrive. Come in tutti gli aspetti della vita, osservare le cose da prospettive differenti rinnova la passione, no?

Questa intervista, realizzata a gennaio 2011, è stata pubblicata in lingua inglese su The Portal.

sabato 20 novembre 2010

Stelle della notte.

Questo racconto è stato selezionato per l'antologia Nuovi Autori Science Fiction numero 6, una raccolta a cui tenevo davvero molto partecipare, e ha poi ottenuto il terzo posto in occasione del concorso letterario Space Prophecies Episodio VII, ragione per cui ha trovato poi ospitalità anche nel numero 34 della rivista Living Force.



Dalla spiaggia, il disco del sole appariva insolitamente grande. La sua aura ammantava ogni dettaglio di una tinta rosso-arancio, che rendeva tutto vago e indefinito, come se le figure, le sagome, i confini di ogni elemento presente sulla scena fossero scolpiti nel rame incandescente. Così era per gli scogli in mare, per la fitta foresta e per le case in lontananza.
Si sarebbe potuto pensare alla stella di un altro sistema, e a un pianeta lontano che non fosse la Terra.
Una coltre di nubi bianchissime in avvicinamento da est sembrava immune a quell’aggressione cromatica, e nemmeno l’oceano, intensamente verde e cristallino, se ne lasciava contaminare. Terra, mare e cielo parevano essere stati prelevati da mondi diversi, e costretti ad una coesistenza tanto innaturale quanto armoniosa.
Tra il sibilare del vento, e lo scrosciare delle onde sulla riva, si udì il nitrito di un cavallo selvatico, lanciato al galoppo sull’arenile. Era nero e veloce.
-Ecco, figliolo, fa’ bene attenzione.- disse Luan Kefalios seguendo sullo schermo il cavallo in movimento.
La prospettiva cambiò all’improvviso, spostandosi sul mare, e poi la scena si interruppe, e al suo posto apparve una folla di individui immersi nel caos di una grande città.
Luan Kefalios attese alcuni secondi, perché anche la scena successiva fosse terminata, e scoccò al suo apprendista uno sguardo che imponeva una reazione.
-Maestro, cosa avrei dovuto vedere?
-Prima del cambio di scena, non hai notato nulla, ragazzo?
-Ecco, io…
-La prospettiva, Bardàn. La prospettiva stava mutando.
-Avete ragione, maestro.
-Il cambio di prospettiva prelude spesso a un cambio di scena. Notare certi dettagli non è facile, alla velocità a cui il sogno si svolge, ma devi abituartici. Durante i sondaggi di sicurezza non c’è il tempo per riavvolgere la registrazione e visionarla con maggiore attenzione.
Bardàn Safarian tacque.
-Quando ne avrai la possibilità, riprendi il sogno dall’inizio e studialo bene, d’accordo? Se lo facessimo ora,- mormorò Luan con una punta di fastidio accennando al governativo armato di tutto punto alle loro spalle –quest’uomo avviserebbe subito il Supervisore.
-Lo farò, Maestro Kefalios.
Due governativi entrarono nella sala. L’uomo che aveva sognato fu scollegato dalla macchina, risvegliato e congedato. Prima che se ne andasse, Bardàn lo vide scoccare un’occhiataccia attraverso la vetrata, come se quello potesse vederli.
-Sembra arrabbiato.- osservò il ragazzo.
-Lo saresti anche tu, se una volta al mese entrassero nei tuoi sogni.- sussurrò Luan.
Il maestro pensò con sollievo che mancavano solo tre sondaggi per completare il consueto ciclo di venti della mattinata. Il Governo pretendeva sempre più efficienza e rapidità: una maggiore frequenza di interventi significava un controllo più capillare della popolazione.
Come le volte precedenti, Bardàn attivò il registratore vocale, e Luan sentenziò:
-Sondaggio di sicurezza duecentosette barra diciassette. Soggetto maschio, anni ventotto, identificato come Andras Saudani, matricola cinque-sette-tre-tre. Analisi componenti base. Mare: senso civico elevato. Cielo con nubi: senso di libertà medio. Terra con sole rosso: attaccamento alla realtà debole. Cavallo: buona salute fisica. Non segni particolari. Conclusioni: elementi di buona salute fisica con lievi segni di confusione mentale onirica, rientranti nella norma. Attitudine alla ribellione al potere centrale, nulla. Soggetto governabile.
Bardàn ascoltò con attenzione, e poi, come al solito, si alzò e disse al personale all’esterno di far entrare il soggetto successivo.
Nella sala, scortato dai due governativi, comparve il soggetto numero diciotto. Era una giovane donna a aveva la pelle scura. Bardàn penso che fosse bellissima. I suoi capelli erano molto corti e i suoi occhi facevano pensare alle stelle della notte.
Fu fatta distendere, e la procedura ebbe inizio.
Mentre la addormentarono, il ragazzo avvertì una fitta al ventre. Per la prima volta dall’inizio del tirocinio, aveva paura che Luan ravvisasse segni di pericolosità sociale nel soggetto che veniva sondato.
Il sogno della donna ebbe inizio, e Bardàn contemplò il suo maestro mettersi all’opera.
Un neonato era adagiato su una grande foglia di felce, al chiaro di luna. Un grosso lupo lo portò via come se volesse sbranarlo, ma il piccolo veniva accolto nel branco. Poi comparve una stanza le cui pareti erano trasparenti.
Lo sguardo di Luan Kefalios sembrava rassicurante: non sembrava che quella donna corresse alcun rischio di essere arrestata. Ma Luan era pur sempre un servitore del potere centrale. E un giorno, lo sarebbe diventato anche lui. Era o non era lì per questo?
Bardàn sapeva che il sogno, quello vero, che si svolgeva nell’inconscio della ragazza, era piuttosto diverso da quel che lui e il maestro potevano vedere. La Macchina realizzava la migliore riproduzione possibile, anche se le immagini dei sogni non erano esattamente qualcosa che poteva ridursi a una rappresentazione puramente visiva. Ma per le operazioni di controllo condotte dal Governo era più che abbastanza.
Terminata la visione, Luan sbuffò per la noia e registrò la sua valutazione di rito. Non risultò che vi fossero segni di ribellione al potere centrale, e Bardàn tirò un sospiro di sollievo, anche se l’idea di non rivedere più il soggetto diciotto (seppe dalla registrazione che si chiamava Myriam) gli dava un profondo dispiacere. 
-Un momento, mastro Kefalios.- Era la voce del Supervisore, che aveva fatto irruzione nella saletta.
-Riavvolgete il sogno fino alla scena del lupo, prego.- ordinò.
Luan fece cenno a Bardàn di obbedire, e poco dopo lanciò uno sguardo al Governativo, che arrossì e abbassò lo sguardo. Doveva essere stato lui a sollecitare l’intervento dell’altro.
-Cos’è quella?- digrignò il Supervisore indicando un piccolo marchio impresso sul dorso del lupo nel fermo immagine. Si trattava di una specie di virgola rossa.
-Cosa? Ah, quella? Non è nulla. Un simbolo causale. Ce ne sono a dozzine in tutti i sogni, e non hanno alcun valore.- lo rassicurò Luan.
L’immagine venne ingrandita.
-Un simbolo casuale? L’emblema del Partito della Liberazione un simbolo casuale? Mi meraviglio della vostra superficialità, Kefalios! Arrestate quella donna.- proruppe l’altro rivolgendosi ai suoi sgherri.
Luan protestò vivamente, pur sapendo che non sarebbe servito a nulla.
Il Governo si serviva di quel genere di personaggi per controllare l’operato degli Interpreti. A differenza di questi, i Supervisori non avevano alcuna preparazione per comprendere e decodificare i sogni, ed il loro ruolo era esclusivamente politico. E spesso si aggrappavano a dettagli insignificanti nei quali ritenevano si annidasse il germe della rivolta.
Prima di essere portata via, Myriam riuscì a protendere le braccia e aprire i palmi delle mani sulla vetrata. Le avevano già messo le manette.
Per un istante, a Bardàn sembrò che lei lo avesse visto, anche se sapeva che non era possibile. Il ragazzo avrebbe voluto fare qualcosa, ma sapeva che contro una decisione del Supervisore nemmeno il parere dell’Interprete avrebbe potuto scagionarla. Figurarsi a cosa poteva servire la parola di un giovane apprendista.
Bardàn pensò che non avrebbe mai dimenticato le stelle della notte che brillavano nei suoi occhi tristi.
Luan e il ragazzo eseguirono gli ultimi due sondaggi della mattinata e infine lasciarono il Ministero della Sicurezza.
Come le altre volte, si incamminarono verso la Città Vecchia. Quel giorno c’era un tempo magnifico; il sole brillava sovrano nel cielo terso, e la mezzaluna nascente era così nitida che vi si distinguevano i profili degli insediamenti coloniali che ne ricoprivano gran parte della superficie. Il traffico in quota, sopra le loro teste, era scarso, e l’aria era fresca e pulita.
Ma in Bardàn invece regnava l’oscurità.
-Maestro,- disse il ragazzo sospirando –davvero quel simbolo era insignificante?
-È il mio apprendista che me lo chiede, o il cerbiatto innamorato?
Bardàn abbassò lo sguardo.
-Non sono certo di voler apprendere la vostra arte.- replicò poi fievolmente.
-Male. Potrai fare un gran bene alla collettività, ragazzo, quando sarai diventato un Interprete dei Sogni.
Un gran bene. Pensò il giovane. Arrestare persone che vogliono solo vivere in libertà. Davvero un gran bene.
Era ormai un mese che Bardàn era stato affidato a Luan, e non era la prima volta che assisteva ad un arresto. In realtà era accaduto raramente, e quasi sempre a causa dell’interferenza dei Supervisori. 
Eppure, una volta era stato proprio Luan a riscontrare segni di rivolta in un individuo, e a far sì che fosse imprigionato. Si era trattato di un uomo anziano e molto malridotto.
Tutti gli arrestati sarebbero stati decontaminati. In altre parole, la loro personalità sarebbe stata in gran parte cancellata, e sarebbe stata fornita loro una nuova identità. Il germe della rivolta veniva così estirpato per sempre.
I due raggiunsero il bivio presso cui si sarebbero salutati, per prendere ciascuno la propria strada.
Come di consueto, il giovane chinò il capo in segno di rispetto, e prese congedo:
-Grazie per i vostri insegnamenti. A domani, maestro.
Quel giorno, per la prima volta, Luan non ricambiò il suo saluto, ma sentenziò:
-Penso che tu sia pronto per la seconda fase dell’apprendistato, Bardàn Safarian.
Il ragazzo impallidì. Nessuno gli aveva mai detto che vi sarebbe stata una “seconda fase”. Del resto, nessuno gli aveva nemmeno mai spiegato troppe cose della società in cui viveva.
Era solo un apprendista interprete, e a quel tempo gli unici sogni di cui conosceva il significato erano i propri.
O almeno, così si illudeva che fosse.

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Un buon Interprete poteva fare ben altro oltre a sondare i sogni dei potenziali sovversivi. Quello era un dovere, a cui i migliori erano chiamati dal Governo. Ma per il resto, l’attività degli Interpreti dei Sogni, che proveniva da una tradizione antichissima, poteva essere praticata a piacimento. Molti, e fra essi lo stesso Luan, temevano che presto o tardi quella libertà sarebbe stata soppressa.
C’era stato un tempo, nel lontano passato, in cui l’interpretazione dei sogni non veniva eseguita grazie alle macchine. Gli Interpreti semplicemente ascoltavano le parole del sognatore e ne ricavavano una spiegazione verbale. L’arte di leggere i sogni aveva avuto origine nelle religioni e nei sistemi di pensiero della più remota antichità. Sovente, in alcune epoche, era stata bandita, ma poi, all’inizio dell’Era Industriale, secoli e secoli prima, ne erano state scoperte le valenze terapeutiche, e grazie ad essa molte persone erano state curate dalle peggiori malattie della mente.
Poi, l’avvento delle prime macchine per il sondaggio aveva fatto il resto: leggere i sogni, avere accesso ad essi, non era più tanto difficile, se si disponeva del denaro sufficiente per acquistarne una.
Una buona macchina poteva fare molto: riproduceva il sogno, lo rendeva comprensibile, inseriva suoni e rumori che nell’inconscio del soggetto erano assenti, e creava una versione audiovisiva che ne rappresentava una efficace approssimazione.
Ma comprenderne il significato profondo, il senso che si celava dietro alle immagini che componevano scene e sequenze, era di certo un talento ad appannaggio di pochi.
Fra quei pochi, vi era senza dubbio Luan Faruk Kefalios.
-Non è un posto in cui ho portato tutti i miei apprendisti, questo.- disse il Maestro mentre infilava una chiave nella toppa di una vecchia cancellata in ferro in un vicolo.
Dopo che furono entrati, discesero lungo una scala e varcarono una porta. Bardàn vide una dozzina di persone che sedevano sul pavimento sporco di una stanzetta dai muri scrostati. Al loro ingresso, nessuno di loro fiatò, ma alcuni lo guardarono con diffidenza.
Luan aprì una porta, fece entrare il ragazzo, gli indicò una sedia, e disse:
-Potrai rimanere per il tempo che vorrai. Ricordati solo di tacere.
Poi, dopo una pausa, aggiunse:- Io non addormento nessuno, qui.- e sorrise.
Luan sedette ad una scrivania, e gridò in direzione della porta:
-Avanti il primo!
Un’anziana donna entrò, si tirò dietro la porta e sedette davanti all’interprete. Dopo i convenevoli, arrivò subito al punto.
-Ho sognato un cavallo zoppo, Luan. Un lipizzano da parata.- la donna si esprimeva con un accento che denotava la sua origine popolare. Sembrava esperta di cavalli. Di certo lavorava nelle stalle imperiali. -E sai una cosa?- continuò –All’inizio trottava svelto. E poi, appare un miliziano. E quello stupido animale si mette a zoppicare. Quando mi sono svegliata mi facevano male le gambe, diamine!
-Basta così?- domandò Luan.
-E cos’altro vuoi che ti dica!
-L’interpretazione è semplice, Iris. Sei una donna forte. Il cavallo rappresenta la tua vitalità, ma il Governo cerca di spezzarla. Ma tu resisterai. Continua così. Quando ti faranno il prossimo sondaggio?
-Fra due settimane.
-D’accordo. Cercherò di essere assegnato a te. C’è qualcos’altro che vuoi dirmi?
-No, cosa diavolo dovrei dirti ancora? Non rammento altro.- ribatté la donna con aria scontrosa, ma soddisfatta.
A Bardàn le parole di Luan suonarono artificiose e contraddittorie.
Dopo quello di Iris, il ragazzo assistette all’interpretazione di dozzine di altri sogni.
Luan non usava macchine; le parole di quella gente erano più che abbastanza per lui. Inoltre, era evidente che l’Interprete non applicava affatto i criteri parametrici standard. Il cavallo del sogno di Iris, per esempio, non doveva rappresentare la sua salute fisica, come da manuale? Cos’era invece la “vitalità” di cui Luan aveva parlato? E quello non era stato il solo esempio del totale stravolgimento del canone a cui aveva assistito quel pomeriggio nello scantinato di Luan Kefalios. Il mare, che secondo i criteri standard rappresentava il senso civico, ora era stato indicato come segno di purezza, e il cielo (la libertà?) era stato spiegato in un sogno come la Società delle Stelle (una compagnia di navigazione interplanetaria), e in un altro invece come un lungo viaggio verso la luna… per non parlare del fatto che Luan faceva continuamente domande, e quelli a volte si contraddicevano, o aggiungevano dettagli; insomma, senza l’ausilio di una macchina, come era possibile che l’interpretazione avesse un valore oggettivo? E che senso poteva esserci se non l’aveva?
Bardàn si sentì confuso e inquieto. All’inizio non si era neppure reso conto che in barba al suo ruolo di Interprete governativo addetto ai sondaggi di sicurezza, Luan non aveva fatto altro che incitare tutti quegli individui alla ribellione, sebbene invitandoli a rimanere prudentemente nell’ombra. Non c’erano dubbi: i loro sogni erano pieni zeppi di quelli che il Governo avrebbe classificato come “segni inequivocabili di sovversione”.
Forse Luan era impazzito? O peggio, era un emissario del Partito della Liberazione? Se le cose stavano così, ora anche lui poteva essere considerato un pericoloso elemento ribelle… Bardàn fu preso dall’angoscia, e dopo che l’ultimo soggetto ebbe ricevuto la sua interpretazione, chiese il permesso di congedarsi. La sua voce tremava.
Il ragazzo si alzò e prese la direzione della porta. Ma Luan fu più svelto, lo raggiunse, e sulle prime Bardàn temette che gli impedisse di uscire.
-Oggi hai visto due realtà molto diverse fra loro, figliolo.- sibilò il maestro fissandolo negli occhi. -La prima, ti permetterà di sopravvivere. Ma la seconda farà di te un essere umano. Sei tu che devi scegliere.
Con il cuore in gola, Bardàn uscì, risalì le scale, e si diresse in tutta fretta in città. Il tramonto era ormai a buon punto, e il cielo era striato di ampie pennellate rosse.
Ma non servì affatto a rasserenare il suo animo.
Quella notte, Bardàn Safarian sognò un mostro alato che si impossessava di lui, e lo scaraventava sugli scogli di un mare profondo e torbido, e il suo corpo che non veniva più ritrovato.
Al risveglio, decise che avrebbe interrotto il suo apprendistato e abbandonato per sempre quella strada insidiosa.


Molti anni più tardi.


Ignoro a quale destino sia andato incontro il mio Maestro, ma mi piace immaginare che si dedichi ancora a restituire alle persone che si recano da lui una libertà che pensavano persa.
A distanza di quarant’anni dal giorno in cui Luan Kefalios mi svelò la sua attività clandestina, ciò che meglio ricordo di quei tempi è la mia ingenuità. Fu grazie ad essa, che lui scelse me.
Il mio vecchio aveva sempre e solo cercato di sottrarre alle grinfie del Governo ogni soggetto che era stato costretto a sondare, mentre una parte di me, prima che mi mettesse a parte di tutto il resto, aveva sempre sospettato di lui, e diffidato del potere che aveva.
Se si fosse opposto, lo avrebbero arrestato. Perciò, sondava e scagionava tutti quelli che poteva, occultando la vera interpretazione dei sogni e fornendo al Governo una versione tanto falsa quanto tranquillizzante.
In merito all’anziano, il solo uomo che di sua iniziativa aveva fatto arrestare, be’, mi disse che era il suo migliore amico, il cui più grande desiderio era dimenticare gli orrori che aveva sopportato nel corso dell’esistenza. Perciò loro due si erano detti addio il giorno prima, e si erano messi d’accordo affinché quello passasse per un ribelle, perché così gli avrebbero cancellato la memoria e avrebbe vissuto in serenità quanto gli era rimasto.
Alle volte i Supervisori avevano imprigionato qualcuno, questo è vero, ma se al posto di Luan ci fosse stato un altro, di certo sarebbero stati molti di più. Grazie a lui, molte donne e molti uomini ebbero salva la vita, e poterono lottare perché quel periodo buio della nostra storia avesse fine.
In merito a me, è solo da qualche anno, che ho davvero ritrovato la pace.
Per la precisione, avvenne tre anni fa.
Mi trovavo nel mio studio, e stavo pulendo gli elettrodi della Macchina. Quelle attuali sono talmente sofisticate da far impallidire i rudimentali attrezzi che si usavano ai tempi del mio apprendistato.
Venne da me un uomo. Il suo nome era Kenner e disse che aveva sessant’anni. Sul volto portava scalfiti i segni del tempo e della sofferenza. Quando entrò, si guardò in giro come se l’ambiente gli risultasse familiare, come se stesse cercando qualcosa. Il suo sorriso era gravido di malinconia.
Sapevo che in anticamera c’era una donna ad attenderlo. Era venuta con lui. Forse era sua moglie.
Kenner mi disse che aveva un sogno ricorrente ed io gli proposi di collegarci. Dopo qualche esitazione, accettò. Disse anche che era la sua prima volta.
Lo feci distendere, e bastò sfiorarlo perché dormisse: quell’uomo aveva una gran voglia di liberarsi da qualcosa che lo opprimeva.
Collegai gli elettrodi e accesi la Macchina. Con una certa disinvoltura, superai gli strati della conoscenza logica, della razionalità, del calcolo semplice e di quello complesso. In breve tempo raggiunsi il suo inconscio più profondo, e mi lasciai andare alla massa fluttuante di immagini che vi incontrai.
C’era un bosco, sul calar della sera. Non v’era traccia di esseri umani, oltre a Kenner. Fui lui, per l’intera durata del sogno.
La mia Macchina è un modello di ultima generazione; i vecchi schermi sono superati, oggi  l’Interprete entra nel flusso onirico e lo vive in prima persona, come se fosse il proprio. Con tutte le immagini, e le sensazioni. Con tutto il corredo di angoscia, eccitazione, dolore, paura, gioia, tenerezza o amore. È una tecnica piuttosto rischiosa, e ci sono dei limiti prestabiliti che non è salutare superare.
La notte stava per scendere sul bosco. Una sottile inquietudine stava montando in fretta. Si udivano il ruggito delle belve, il latrato dei lupi e lo squittio di animali minori. Ero armato, e correvo. Obbedivo a qualcuno che aveva le mie stesse sembianze. Kenner che dava comandi a Kenner. Kenner che prendeva ordini da Kenner. Ero prigioniero di me stesso.
Fui circondato da un branco di lupi. Ero terrorizzato, e presi a sparare. Ne uccisi molti, tranne uno, che catturai con estrema facilità. L’animale non oppose alcuna resistenza.
In una scena successiva mi ritrovai in una sala piena di cunicoli, porte chiuse e corridoi. La sala diventava sempre più grande, e le pareti erano bianchissime. Alla fine divenne un vero labirinto. Era impossibile uscire; non c’era soffitto, e non era possibile scalare le pareti, perché erano alte e levigate.
Fra le pieghe del labirinto intravidi il mio lupo, e voltai un angolo, per raggiungerlo. Presi a camminare sempre più in fretta; lo inseguivo. Stavo correndo.
Riuscii ad afferrarlo, e fra le mie mani si trasformò in un cucciolo di cane. Era bianco, con delle piccole macchie nere. Mi accostai e lo accarezzai. Il cagnolino prese a scodinzolare e mi leccò le mani. Gli diedi dell’acqua, e del cibo.
All’improvviso trovai l’uscita del labirinto, e lo lasciai andare. Rimasi nudo, senza armi e senza vesti indosso. Mentre il cucciolo si allontanava, lo vidi trasformarsi di nuovo nel lupo, lanciato in corsa verso la foresta.
Era già lontano ormai, ma sapevo che sul suo collo… c’era una piccola virgola rossa.
Fui aggredito all’improvviso da un caos di emozioni, che solo in parte erano quelle di Kenner, nel quale mi ero immedesimato, e che provenivano anche dal mio vissuto.
D’istinto, afferrai gli elettrodi ed ebbi la prontezza di staccarli dalla mia testa. Mi rannicchiai su me stesso. Provavo dolore allo stato puro, e ci vollero diversi minuti per riprendermi.
Un Interprete non dovrebbe mai avere accesso all’inconscio di un soggetto con il quale abbia condiviso una parte della vita, per quanto breve possa essere stata. 
In quel mentre, Kenner si risvegliò, e anche lui iniziò a tornare allo stato di coscienza.
Rimanemmo sospesi in quel limbo per alcuni minuti, a guardarci, in silenzio. Lui, disteso sul lettino, io, seduto accanto. Ciascuno con il proprio ricordo di quel giorno, ma con lo stesso sogno appena vissuto.
Quando mi parve di esser tornato in forze, ruppi il silenzio.
-Lei era un governativo, non è vero? Fu lei, quarant’anni fa, a chiamare il supervisore.- mormorai. –Fu lei, a farla arrestare.
-Feci in modo che fuggisse, dopo pochi giorni. Più tardi, entrai anch’io nella resistenza.- si limitò a replicare.
-Sì, è quel che ho visto, nel sogno.
-La fuori c’è qualcuno che conosce, dottor Safarian.- sussurrò Kenner, mentre le lacrime iniziavano a rigargli il volto.
In qualche modo lo avevo saputo sin dal momento in cui era arrivato. Quel che non sapevo più, invece, era chi fra noi due fosse l’Interprete dei Sogni, venuto a guarire le ferite dell’esistenza dell’altro.
Ormai era la sua donna, ma non aveva importanza.
Mi alzai, e uscii dallo studio, sperando che negli occhi di Myriam avrei rivisto ancora, per una volta, le stelle della notte.